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Sproloquio brillante di un normale sabato sera nordico da terroni ufficialmente fidanzati

In questo periodo un po' assonnato, ascoltando canzoni inizio anni '00 che mi fanno sentire giovane quando non lo sono, cerco di levarmi dalla testa me stessa, qualche tempo fa, con un abito da sposa addosso, col velo davanti, pronta ad andare all'altare ancor prima delle necessarie modifiche, ma necessarie neanche tanto.
Avvolta di bianco, coi capelli lasciati al naturale, continuavo a specchiarmi e riconoscermi, senza granché senso, perché tutti dicono che non ci si riconosca affatto.
Non so cosa mi sia passato per la testa, con quel silenzio assordante, con le lacrime di mia madre alla fine, ma va bene così. Ero, forse per la prima volta nella vita, tranquilla.
Avevo un termine, un obiettivo, una meta. Ero felice. Di quella felicità che non sai mai cos'è finché non la vivi, ecco, proprio così. Con la casa strampalata che è sempre quella, con il lavoro che mi fa arrivare a fine mese, con un violoncello e un pianoforte in una casa di 40 metri quadri con un divano letto e un bagno enorme che non ha senso, così come le mille paranoie che per una vita mi hanno accompagnata, prendendo spazi della mia vita che francamente potevano essere risparmiati per altro.
Il 24 agosto, tra le bestemmie di amici e parenti per il caldo, mi sposerò.
Con il congedo matrimoniale ufficialmente approvato ma senza una meta precisa per il viaggio di nozze, mi accingo a vivere quella che sarà l'avventura più bella.
Ho bevuto, potrei scrivere stronzate. Scusatemi.
Ho un post in bozza da capodanno, potrei completarlo, ma anche no.
L'ho preso e ci ho riscritto sopra, voi non lo sapete ma faccio sempre così.
Le bozze di mesi prima, o le riprendo o ci scrivo sopra.
Perché sono una blogger saltuaria e senza meta, prima o poi me lo cancelleranno questo blog...
Un po' come Google+ e Dropbox, no?
Mi sono detta che dovevo, E sarà perché sono brilla di limoncello e ci sta, non lo so perché ma ci sta, anche se ho ancora l'orticaria per le bomboniere che ho visto online e la bozza delle partecipazioni no, non l'ho vista mica! Dovrò sollecitare, come fanno con me i clienti, solo che in questo caso ha senso...
Quando chiamano, i clienti, dico quella frase, quella che mi hanno insegnato quando facevo la pm (project manager), "comprendiamo perfettamente la sua esigenza ma..." che sa di presa per i fondelli, ma non so perché calma. E vorrei dire questo, ai parenti che scalpitano per cose importanti quali il ricevimento di venti portate e le bomboniere di dubbio gusto e utilità, cose di cui a me frega poco, molto meno di certo di quanto mi freghi del fatto che sono consapevolmente convinta, per una volta, di aver fatto la scelta migliore della mia vita, di aver acconsentito a qualcosa di talmente speciale che ... porca miseria, come direbbe lui, non ce la si può far scappare.
Ritraggo con la mente istantanee di quello che la mia vita sarebbe potuta essere se, qualora avessi taciuto quella volta che, non lo so, la vostra cara blogger è totalmente in preda ad un'ispirazione alcolica, che non sa neanche definirlo. E mentre ritraggo quelle istantanee, e il mio futuro marito sposta i bicchieri vuoti e la bottiglia (peccato) anch'essa vuota, mi rendo conto che, come le calamite sul frigo, come il cellulare aziendale che grazie a qualcuno lassù non ho più, la mia vita è stata stravolta.

Come diceva Viola De Lesseps in "Shakespeare in love"?
"È un nuovo giorno, è un nuovo mondo".

Solo che non parliamo della prima volta, parliamo di una rivoluzione copernichiana in un monolocale, una vita diversa, che no, non dipende dalla macchina nuova (macinino anche se puzzavi costantemente di bruciato mi manchi sempre) o dal lavoro nuovo o dalla vita diversa, ma da una consapevolezza che per una volta, forse una sola, le cose stanno andando per il verso giusto.

p,s, il limoncello è finito, ma dati i risultati passerei anche all'amaro.

Saluti,
quella che ha preso l'aria del continente come dicono in Terronia, ma non ne sarei tanto convinta.

Vostra sempre, anche se non sembra.
M.

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