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Amo credere

Ero rimasta tutto il giorno a letto, sfatta dalla situazione e dal silenzio che ci sovrastava. Amo credere che sia stato il giorno più bello della mia vita, il giorno prima, nella pace e in quello stesso silenzio, che così tanto mi abbagliava, come il più cocente e il più sperato di tanti identici raggi di sole.
Aveva uno sguardo diverso da quanto potessi in quel momento ricordare. Gli echi di anni e anni prima mi rimescolavano dentro, rievocati a poco a poco in quel quasi celestiale silenzio, animata dal desiderio non fine a se stesso di sentirmi viva e amata, scoprendomi per una volta quasi viziata da un uomo del quale mai avevo avuto modo di immaginare i reali sentimenti.
Restavo per una volta immobile ma non immobilizzata, prigioniera di un sogno ed in qualche modo libera, di poter dire tutto ciò che speravo, che volevo, che... non lo so.
Era diverso dall'uomo che ricordavo, eravamo diversi dopo anni di separazione, voluta dal destino, dal caso, dalla sua volontà, portato com'era lui in quel momento ad allontanare in qualsiasi modo, lecito o non lecito che fosse, l'oggetto reale del suo desiderio, troppo vicino, troppe volte e fin troppo pericoloso.
Eravamo diversi allora... eravamo così uguali.
La felicità che ci ha pervasi ha dell'ironico, presi come eravamo dalle nostre vite, ciniche e distaccate, così tanto lontane da ciò che abbiamo imparato ad apprezzare, stretti e silenziosi in una stanza col soffitto azzurro che ci racchiudeva, come in un abbraccio ad un passo dal cielo.
Avevo trovato il suo sguardo in mezzo alla gente, così sconvolta dall'acclamazione generale e dal fatto che da tutto questo quasi fosse distaccato, preso com'era nel guardarmi, con uno sguardo che in quel momento pensavo non avrei mai più rivisto.
Era per me.
Era per me che aveva suonato in quel modo.
Era il più bel dono che avessi mai ricevuto.
E così restai immobile in un angolo, ogni volta che mi raggiungeva lo lanciavo fra la ressa, di chi lo ringraziava per ciò che era forse stato l'evento più coinvolgente della propria vita ed io, con le lacrime agli occhi, lo ringraziavo senza parole per un sentimento del quale non conoscevo neanche l'origine esatta.
Chi lo abbracciava, chi lo prendeva in braccio, chi lo baciava, era un turbinio di gente che di me non sapeva nulla e che nulla sapeva dei suoi sguardi, fra una nota e l'altra, mentre io, su un altro pianeta, restavo immobile, pietrificata, da sensazioni nuove e allucinanti.
Amo credere che ci sia successo un miracolo.
Qualunque cosa sia, a te va bene.

A me, idem.
M.

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