Passa ai contenuti principali

Il mio addio

Anche se questa fosse l’ultima volta che scrivessi di te,
di te i miei pensieri sarebbero pieni.

A te che riemergi dalla memoria
nei miei più atroci incubi,
così felice, così come mai ti ho reso.
Mentre l’alba accompagna i miei sfuggenti sonni
Turbati, mentre tu accanto a lei riemergi
Dalle tenebre coccolato e soddisfatto ogni tuo più dolce
Desiderio, mentre queste mie lacrime salate
Solcano il mio volto, bruciano come il rimorso
Di averti perso, scavano come il rimpianto
Che sempre ci accompagnerà,
la cattiveria falsa come falso è il mio sarcasmo.
Resteranno queste le mie ultime parole
Come il tuo ultimo abbraccio
Come il nostro ultimo bacio
Così lontano e così vicino,
come la distanza che ci ha sempre uniti.
Resteranno le urla e le lacrime che ieri
Mi hanno ancora mostrato la profondità del mio amore
E della mia passata ipocrisia.
E di come abbia gettato al vento la mia vita
E di come abbia gettato al vento i miei sentimenti
Per una forza che non ho mai dimostrato di avere
No, non voglio parlare.
La tua immagine felice mi tormenta,
e come in un amore malato non vorrei neanche
parlassi, neanche dicessi quanto io abbia fallito.
Per una sola possibilità, l’ultima che ho già
Sprecato non so quante altre volte
L’ultima che stavolta mi meriterei
In ritardo come nella vita non sono stata mai
Mentre a luci soffuse la ami 
Come fino a ieri amavi me. 

Commenti

  1. Delle cose restano, e ci penserai sempre, magari come faccio io, con rabbia.
    Perché pensi che hai fatto tutto quello che dovevi e potevi fare. Ma se non è andata, forse si poteva fare di più e meglio.

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Di porte aperte non si può morire

***
Catania.
Novembre 2011.

"Ciao, questo è l'ultimo messaggio che ti scrivo. 
Non mi sento di considerare chiusa un'amicizia senza sapere il perché. In effetti, non ci sono stati litigi, né altro. Vorrei solo sapere cosa sia successo e "perché" me lo sia meritato. 
Se ci tieni un minimo a me, penso di meritarmi due parole, siano pure per mandarmi a quel paese. Vorrei solo saperlo. Potrei ripetere mille volte queste frasi, ma che senso avrebbe? 
D'altra parte che ti considerassi un fratello, a te non è interessato. 
Se ti volessi bene o no, se ci tenessi a te o meno... tu lo sai. Pensaci"

***
Milano.
Febbraio 2018.

Scrivo veloce perché il tablet verde acqua potrebbe abbandonarmi da un momento all'altro.
Ho letto l'ultimo post di DoppioGeffer ("Quel filo nero che ci unisce") tutto d'un fiato, alla quarta o quinta riga ero già in lacrime perché avevo capito dove andasse a parare, e non ho potuto che pensare... quanto tempo perdiamo nella …

#1

Il vento batteva forte sulle finestre
i rami degli alberi di ulivo ci accompagnavano con la loro sorda litania il lento tintinnare delle foglie ci accarezzava come te mi sfioravano senza parlare. 
Il dolce sapore di anni mai trascorsi delle rinunce e dei sogni ci pervadeva e calmo  quasi immobile come il buio senza stelle
quella notte in cui fui abbandonata.

Restasti con me
come con me oggi resti
ripercorrendo tutte le occasioni perse
cosciente di non essere stato pronto
e di esserlo fino all'inverosimile.

A tenermi per mano qualunque cosa accada
per quel che può valere mi troverai al solito posto
lì ferma in un angolo ad osservarti
in silenzio ad ascoltare la magia delle tue note
con le lacrime agli occhi, persa tra le tue melodie.