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Il peso delle parole non dette

Riesco a immaginare la tua immagine rabbiosa, i tuoi capelli scompigliati, le mani spaccate dai pugni scagliati sull'armadio, lo stipite della porta che non è mai stato riparato, i miei ultimi enormi regali sparsi per la stanza, il silenzio dentro alle tue cuffie, la tua testa che scoppia al mio pensiero.
Riesco a immaginarti in tutto quello che mi hai detto e in tutto quello che non mi hai detto mai, che hai detto a tutti fuorché alla persona alla quale avrebbe avuto senso comunicarlo, la triste lista di particolari di tradimenti mai avvenuti e mai consumati coi quali molto lontano da qui sanno tutti come additarmi come meretrice. Vorrei non fartene una colpa, del fatto che dici a tutti di volermi denunciare, che tutti sappiano dettagli della mia vita privata senza che ti abbia autorizzato a parlarne, delle mie confidenze, di tutto.
Vorrei lavare con l'acqua di un'ennesima doccia il dolore che provo per ciò che vorrei non sapere che tu stai dicendo in giro di me, ma che sento, accoltellarmi alle spalle senza segni e senza sangue, chiuse le ferite come la linea alla quale ho tentato di spiegarti mentre urlavi, mentre non dicevi uno che fosse un insulto, studiato come avevi il giro di parole per potermi giostrare a tuo piacimento, dicendomi di non voler più sentirmi. Ripetevi a memoria l'equazione che ti faceva parlare, parlare delle tue ragioni per chiudermi fuori, chiudere fuori da noi la civiltà e il rispetto.
Mi accompagna il peso di quelle parole non dette, delle giustificazioni che non vorrai mai darmi la possibilità di darti. E mentre so che piangerei, se solo ti vedessi, so che la persona che è qui con me e ti sta scrivendo avrebbe da dirti molte cose e altrettanto da darti, mentre la persona che sono si avvinghia alla vacuità della sua esistenza, al suo lavoro, al pc rotto e al pc prestato che neanche sopporta, affogando a malapena nell'asettico pensiero che un altro lunedì senza di te fa capolino, e tu, tu che non capisci quanto sia molto più complicato di quanto pensi, di quanto sia semplice darmi della puttana, oggi come oggi, "con quello che si sente in giro".
Mi affido sempre alla stessa canzone, quando te ne vai per la solita ultima volta - che stavolta è l'ultima davvero - quella "With or without you" che non sopportavi perché non sopporti Bono, perché parla di te più di quanto sappia apprezzare. Preferisci dire che mi sia data via per delle attenzioni invece di chiederti il perché ne abbia il costante bisogno. Per quelle ragioni che per te è tanto vitale divulgare, per quelle stesse ragioni per le quali la data di scadenza per te non era presunta ma passata da un pezzo e per le quali non sono stata mai abbastanza, per le quali uno stipendio e un drink al venerdì mi hanno dato alla testa forse, per tutto ciò che con te non c'era mai stato, per la macchina schifosa che mi porta al lavoro che tu ami dire in giro io detesti e la patente che ho preso da sola a 27 anni in un'altra città senza che tu te ne potessi prendere il merito. Al terzo tentativo dell'esame pratico... Sì, prenditene ancora gioco.
Forse è più semplice vantarti di uno stipendio più alto del mio che prendi però con tre anni di ritardo. Come se non mi meritassi quello che ho. Cosa ti importa, in fondo...
Ho dato tanto per te, il 90% non l'hai mai voluto vedere.
E' una mia scelta ciò che sto facendo per rimediare al vuoto della tua costante assenza e coi tempi che io ho deciso di darmi, non è più un tuo diritto giudicarmi. Anzi, non lo è mai stato.
Mi sono scusata tante volte per ciò che ti ho fatto, ma non verserò una lacrima per ciò che non ho fatto, talmente palese la menzogna che non vuoi neanche sentirne parlare, della falsità dei tuoi racconti.
Mi spiace per la tua rabbia e per il tuo malessere, ma abbi cura di soffrire per ciò che è reale.
Fra noi due è sufficiente che soffra io per qualcosa che non c'è mai stato.

M.

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