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Letter to someone...

A volte quando ci ripenso mi sembra sia impossibile che sia accaduto tutto questo. Ho anche ripreso a fumare.
Sono fuori di me del tutto, fuori da ogni schema e da ogni condizione di vita normale.

"Quando la tua vita privata va a pezzi, è il momento della promozione"

Ecco com'è andata.
A un certo punto del cammino mi sono arresa ai miei limiti, alle mie aspirazioni, a tutto, and I let it go. No, non sono totalmente persa, c'è ancora qualcosa di me.
Ho ripreso a leggere Neruda. Questo dovrebbe essere un indice di quanto io sia ritornata ad essere quella che ero un tempo, un po' più sola, un po' più grande.
Ho bisogno di un lungo bacio appassionato, vorrei scrivere questa frase sul retro dello schermo del mio pc in ufficio, così qualcuno scapperebbe e potrei non vedere determinate facce.
La versione che sto dando non è quella corretta, perché quando fai tanto del male tendi a rimuginare anche per mesi e a cercare di eliminare ogni ricordo subito dopo.
Gli esami di coscienza fanno male.
Fa male sapersi sola a 27 anni e vedere intorno chi si sistema, chi si sposa, chi fa figli, chi convive, chi i figli prova a farli e riesce.
Mi sento sotto l'occhio vigile dell'opinione pubblica, anche se ho appurato che non gliene frega davvero niente a nessuno. Qui si tratta di una percezione errata della realtà, come ha detto la specializzanda psicologa che mi ha ascoltata parlare per mezz'ora e mi ha detto di lasciar perdere. Non è necessaria l'analisi. Potrei darle torto...
La persona che più mi sta a cuore in ufficio mi ha dato un quadro chiaro della mia situazione lavorativa, che ha riassunto poi con un "e vuoi anche che la tua vita privata vada bene?"
Ho la fortuna - e la sfortuna, se vogliamo - di essere circondata di uomini che non mi giudicano ma che mi stanno aiutando a farmi forte in un mondo di uomini. Per tutti sono la "zia" e mi sta bene.
Hanno detto che ho tradito e che ho fatto del male gratuitamente e solo la seconda parte di questa frase è vera. Resto in silenzio perché ho tradito tutto ciò che avevo costruito faticosamente e ho ceduto alla mia impazienza. Di essere felice? Di cosa? Difficile a dirsi.
Non so neanche perché mi stia giustificando qui. Magari mi leggerai.
Una parte di me lo spera. Ogni volta che non rispondi al telefono per me è un colpo al cuore, perché ci sono conseguenze che non ho il coraggio, la voglia, la forza di accettare. Chissà se risponderai, una volta o l'altra... o preferirai far la somma e denunciarmi. Non lo so.
Lei mi ha detto che è paradossale, che sia io a chiamare, io che ho buttato tutto.
Forse lo è, ma non ho mai detto di essere normale.
Chiamatemi paradossale, patetica, o chiamatemi solo M.
Non chiudi una storia in un attimo, non crolli sotto al peso di tutto il male che hai fatto in un attimo.
Questo è un lungo e tormentato processo chimico che mi sta portando alla distruzione.
Un maledetto processo autocatalitico, che ci ha messo un po' a partire, ma ha preso un bel turnover ora, e mi sta consumando da dentro. Andrà solo peggio.

Almeno per una volta conosco la fine prima dell'irreparabile.

Cordiali saluti,
M.

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