domenica 8 maggio 2016

Ode to my mother

Riprendo quella canzone dei Cranberries di cui lei non saprà né il nome né il gruppo... ma che conosce di certo perché mio padre li adora. Sono di quelle cose che capisci quando alla fine te ne vai. Sono forse una delle poche persone d'accordo con la decisione presa, e a riconoscere che fu lei a mettermi il telefono in mano per la millesima volta e spingermi a cogliere quell'occasione. Prendere quell'aereo e iniziare la mia vita. Per i più fu una fuga, forse lo è stata, ma da sola non l'avrei fatto mai. Ho vissuto un mese fra le scatole di quel trasloco mentale: era ottobre ed ero fuori di me. Lo ricordo bene perché avevo in mano una lista di numeri telefonici e il ripiego nella testa. La magistrale nella mia città non era praticabile, forse mi ci sarei adattata. Per una volta mia madre non era d'accordo con quel sacrificio, e ieri come oggi non posso che essergliene grata. Roma: picche. Padova: signorina, la media.. Parma: non rispondeva. "Ci sarebbe Milano, hanno quella facoltà strana" "M., volevi far quello all'inizio... vai e fallo! E poi Milano ti è sempre piaciuta, dai tentaci..." "Ma', sei sicura?" "Secondo me è sì" Milano: la risposta fu un sì. "Chiami lunedì." Potrei stare ore a discutere dei poteri mistici di mia madre, ma non mi sembra né il luogo né il momento. Ho queste righe per spiegare perché quel gesto la salvi da tutto il male che incoscientemente mi ha fatto negli anni, dalle rinunce che ho vissuto sulla mia pelle, dal male fatto a chi mi stava e mi sta accanto, che alla fine ha capito, seppur con i suoi momenti "no". Ci sono cose per le quali sa che non riceverà mai il mio perdono, sa che mi sarei comportata in modo diverso e per certo non le permetterò mai tregua. Certo è che l'educazione che ho ricevuto mi ha segnata profondamente, e mi ha dato la possibilità di comprendere. Ho un'immensa pazienza, mi dicono tutti. Sono troppo buona, mi dicono tutti. Non mi fermo al mio compitino striminzito, dicono tutti. È ciò che lei mi ha insegnato, ed è ciò che rispondo a tutti. Non so come sarò come madre, forse sarò come lei e me ne pentirò amaramente... Lei ha rinunciato a tanto, troppo per ciò che sarebbe potuta essere. Ognuna di noi ha preso qualcosa di lei, e io, forse, più di tutte. So solo che sono ferma qui a pensare, delirare, impazzire per il nulla, e per una volta, lei, finalmente mi ascolta. E conclude sempre con la stessa frase: "È il destino delle ultime figlie, che ci vuoi fare..." Grazie per questo destino, mamma. M.

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