venerdì 24 aprile 2015

Un buon chimico fa esplodere qualcosa almeno una volta l'anno

Sono un chimico atipico... non sono il classico topo da laboratorio, anche se ho sempre amato l'atmosfera. Che dire, liquidi che cambiano colore, passaggi di stato, reazioni sotto flusso d'azoto e complicati aggeggi per un semplice travaso o filtrazione sono stati per molto tempo il mio pane quotidiano. Poi finisce tutto, o così dicono.
Dopo i tuoi 6-7 anni di laboratorio se va bene fai il dottorato, e fai lo sguattero, il ghost-writer, il responsabile della manovalanza e il chimico aggiusta-tutto 24 ore al giorno, se va male smetti del tutto di stare in laboratorio.
Ecco, io ho atteso questo momento con ansia: il momento in cui sarebbe stato di vitale importanza il mio background culturale, più che la resa delle mie reazioni. 
Sto ancora elaborando, per carità, quando non ho niente da fare uso "filtri a pieghe" come decorazione per la famigerata stanza in affitto e quando decido di avere qualcosa da fare guardo serie tv.
Ad esempio, vogliamo discutere del fatto che non ci siano serie tv dedicate a chimici che NON sintetizzano droga? Discutiamone, apriamo un dibattito. Si fanno belle cose anche senza droga, ve lo giuro. Sapeste... Beh, tralasciamo per oggi le mie digressioni. 
Ecco, ricordo con molta nostalgia i laboratori didattici più creativi, quelli dei primi anni, dove estraevamo indicatori colorimetrici dai fiori o lavoravamo a fotometri for dummies per determinazioni quantitative. 
I laboratori di Analitica erano molto coinvolgenti (a parte il nano urlatore), anche quelli di Organica ma senza esagerazione (non sono il tipo). Salvo per l'odore dei solventi organici (abbiamo tutti il nostro feticismo)... acetato di etile, THF, diclorometano! Lasciamo perdere. 
Ecco, se questo non bastasse, io ho un problema serio: ogni tanto devo far fare boom a qualcosa. Magari non la casa, magari non il forno già rotto del mio padrone di casa, magari non il laboratorio... ma ogni tanto è necessario. 
È per il bene degli altri. Lo dico, lo affermo, lo sottoscrivo. 
Mia madre, ad esempio, aveva paura di me: ogni volta che si friggeva qualcosa a casa mia, mi diceva di attendere che l'olio si freddasse prima di pulire la padella. Io la mettevo sotto l'acqua gelida immediatamente. Sono fatta così, ogni tanto devo vedere qualcosa schizzare, far casino o superare la soglia senza danni del bollore. 
Che gusto ci sarebbe a fare la pulizia del viso senza mettere il succo di limone direttamente sul bicarbonato! Quello è un signor esfoliante! Ecco, adesso direte che sono esagerata e non ho cura della mia pelle, ma è quella parte (esagerata) di me che mi fa ancora ricredere su chi ha osato affermare che non sono un "vero" chimico. 
Ne riparleremo alla conta dei tumori, perché di chimica bastarda ne ho fatta tanta (direi, troppa) e solo il calendario mi diceva di non essere in un laboratorio degli anni '60, non le condizioni al contorno. 
Per questo ad un certo punto della vita dovresti smettere... e poi tornare a far casini, perché un chimico vero è chimico sempre. 

M.

sabato 18 aprile 2015

Come una nuova Marie Antoinette

Come di una grande impetuosa tempesta,
cocci sparsi, cristalli in mille taglienti frammenti,
il risultato dell'eterna lotta
si scorgeva appena nel tramonto accennato,
di questa primavera già fuggita,
di quel raggio di sole già sparito.
La corona sul regale disastro,
coperta da un velo di vacua esasperazione
di una regina spodestata
per una giusta causa
mai pienamente compresa,
in quel misero venerdì di gennaio
con un colpo di stato
per i più solamente prorogato.
Le dame di corte desolate al passaggio
della regal donna privata di ogni gioiello,
svestita di ogni dignità,
priva di ogni turbamento,
attonita al risultato delle proprie azioni,
come una nuova Marie Antoinette
impreparata per il tremendo epilogo
fissava la ghigliottina
con atto di sfida...
giacché nessuno avrebbe mai osato,
fino a quando il boia non le mostrò
un destino di legno grezzo
e agevolmente preformato.


giovedì 2 aprile 2015

Alt+Ctrl+Canc

A un certo punto dovrò farla finita con l'insistenza: non sono più neanche arrabbiata. Sono domande, quelle che pongo quotidianamente, che fanno male in modo atroce. Me ne rendo conto, sono meno stupida di quanto sembrerebbe. Sono rimasta ferma sulle mie posizioni per troppo tempo.
"Dovrei cambiare idea" mi sono detta alla fine, trascorrendo gli ultimi giorni a credere che fosse giusto comportarmi in questo modo.
La mia testa non è un pc, questo è certo. Se avessi un comando immediato come "Alt+Ctrl+Canc", lo digiterei immediatamente. Avvierei la gestione delle attività e sopprimerei tutti i problemi, come un'applicazione bloccata. Dovrei farlo; dico questo perché sto continuando a commettere lo stesso errore da mesi, portando all'esasperazione chiunque. Non sono molto ragionevole, non mi discosto molto da un pc totalmente fuori controllo. Schermata blu della morte a parte.
Vorrei far finta di essere come gli altri, evitare il mio solito egoismo da vittima sacrificale e dire che, con orgoglio infinito, devo andare via per salvarmi da questo naufragio.
È tragicomico (l'ho già detto) che vada sempre così per me. Sono destinata ad incontrare gente volubile che mi riterrà un gioco da tavolo. Anche per anni, ma sono davvero un bel gioco, evidentemente. Signori, finalmente ho capito cosa sono! Dopo questa grande scoperta dovrei vincere un bel Nobel, mio nonno (beato lui che ci crede) alla veneranda età di 95 anni continua a chiedermelo insistentemente (il Nobel, con dedica a lui, si intende). Sarebbe contento, credo.
Ci sono voluti sei anni, complimenti a me, però. È una scoperta scientifica che non cambierà la vita a nessuno, ma c'est la vie.
Mi sento un po' patetica... un po' tanto. Rimango qui nel mio cantuccio, mi faccio chiudere nella scatola, urlo, strepito e mi calmo. Ascolto gli Smiths (tutti abbiamo bisogno di un po' di Morrissey nella vita) e procedo. Così la prossima volta potrò ricommettere lo stesso errore ed essere di nuovo cacciata nel mio cantuccio, nella mia scatola per nulla dorata, per nulla accogliente, per nulla poetica.