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Un anormale poco tranquillo sabato sera (tragi)comico di 20 euro più povero

Di fronte all'ennesimo invito in discoteca rifiutato, se fossi nella mia amica, smetterei di invitarmi.
Sono rimasta a casa un'altra volta, nonostante avessi la possibilità di mettermi in moto e andare a ballare. Diciamo che non è la voglia di ballare, ma di cancellare col ballo e la musica tutto il resto. Malauguratamente per me, la stanchezza gentilmente concessa da questo nulla cosmico applicato è fuori dai miei normali canoni. Sono abituata ad altro. Sono rimasta fuori senza far nulla, con una borsa nuova e 20 euro in meno, aspettando una risposta che non mi sento addosso, né, tanto meno, nella nuova insulsa e inutile borsa nera. Non dovrei stare così, ci sono infinite ragioni per cui non dovrei scrivere.
Ad esempio ho gli occhi arrossati.
Ad esempio sono profondamente arrabbiata.
Ad esempio ho mal di testa.
Ad esempio inizio sempre con dei buoni propositi e finisco con discorsi per voi inutili, dettati dalla stanchezza per tutta questa bella situazione.
Sono fattori poco rilevanti, ce l'ho fatta a scrivere la tesi con 2 ore di sonno addosso e 10 di lavoro in laboratorio, giusto? Visti i miei ritmi di novembre e dicembre dovrei, onestamente, smettere di lamentarmi, ma qui vige l'anarchia...
Ho una miriade di ragioni per urlare, ma non mi va.
Sono rimasta ferma davanti al cellulare per 10 minuti. "Non devi più chiamare, M."... quindi non chiamerò. Riascolto quella canzone, se solo mi facesse calmare.
Arrivo al punto di non ritorno e ritorno sempre. Sono stupida, ma davvero tanto.
Ci casco sempre, nella solita paranoia che vince chi fugge. Ho mai detto che sono il tipo che insegue? Beh, nel caso ci fosse stato qualcosa di diverso da aspettarsi da me, non mi hanno ancora avvertita. Ritornate più tardi.
Tutti hanno bisogno dei propri spazi. Regola inesplicabilmente legata a me, che di spazi miei non ne ho mai voluti. Ironia della sorte? Non avrei dovuto chiamare e ho ricevuto la chiamata. Sbaglio immane, rispondere. Sono un genio... lo so.

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