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Alla ricerca della blogger perduta

Sono troppo siciliana per stare con le mani in mano ad aspettare la manna dal cielo.
Ho passato gli ultimi tre quarti d'ora a litigare del nulla, cercare risposte ad un legame già lacerato e costellato di domande. Questa vita mi ammazza. È l'unica cosa che ho in testa adesso, le ultime due poesie che ho postato mi hanno rincuorata per cinque minuti, ma è come se in esse ricercassi qualcosa che non esiste più.
Quel post sulla mia follia mi ha sfinita. Non so come spiegarlo... l'ho scritto, ennesima richiesta d'aiuto lasciata qui, e poi, non che me ne sia pentita, ma semplicemente, non mi ci ritrovo del tutto. L'ho scritto in uno di quegli attimi di follia, l'ho lasciato lì perché avesse un senso come terapia.
Mi sto costringendo a non censurarmi. 
La poesia di aprile 2012 ha un valore particolare per me. Ecco, forse avrei dovuto scrivere una spiegazione. Non era un sogno, non lo so spiegare, quella notte non la dimenticherò mai. Sapete quelle esperienze strane del dormiveglia? Esattamente ciò che è accaduto. Ennesima follia, lei, in mezzo a tutte le mie altre.
E poi... l'ultima poesia pubblicata. Dura, per nulla elegante, quasi trascinata. L'avevo scritta a mano, dopo tanto tempo, era come se dovessi estrarre da me un pugnale sanguinante. Questo blog è la mia terapia, lo scrivo spesso, e non so come dare sfogo realmente a quello che mi accade se non scrivendolo, desolata, come sempre, dalla mancanza di feedback, siano essi positivi o negativi, degli altri nei miei confronti.
Me lo aspetto? Il contatto umano, un commento, una parola nei miei confronti? Sì, senza "forse", una buona volta, perché ho la necessità di comprendere come siano percepiti i miei contenuti, quanto siano considerati patetici o meno.
"Sto scrivendo", questo continuo a ripetermi, il mio flusso di pensieri non dovrebbe essere interrotto adesso, anche se temo che dire troppo di me dia spazio a troppo di tutto il male patetico che vivo ogni giorno. Non ho risposte, questa è la verità vera, quella senza filtri.

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