martedì 31 marzo 2015

Epilogo

Ho aspettato a lungo in piedi, 
il bivio di fronte a me, 
la banale diatriba 
fra il giusto e il corretto, 
fra la via semplice e la via tortuosa. 
Andare o restare, 
restare o ritornare, 
una vita che ti aspetta, 
una vita che si dischiude nuovamente.
La scelta che non va presa, 
la via che non va percorsa:
le scelte semplici che si sommano 
errate e infinitamente complesse 
negli anni si susseguono.
La fuga dai fantasmi, 
l'elenco degli errori, 
delle mie scelte corrette 
ma profondamente ingiuste.
Parafrasando gli anni, 
restando legati, 
lontani da noi chilometri,
lontano da me chilometri,
guardarti fuggire oggi 
come me fino a ieri.
Non vedo più lacrime, 
non vedo più rabbia, 
l'elenco dei miei peccati 
per nulla originali ha vinto:
l'epilogo è giunto a liberarti.


sabato 28 marzo 2015

Un anormale poco tranquillo sabato sera (tragi)comico di 20 euro più povero

Di fronte all'ennesimo invito in discoteca rifiutato, se fossi nella mia amica, smetterei di invitarmi.
Sono rimasta a casa un'altra volta, nonostante avessi la possibilità di mettermi in moto e andare a ballare. Diciamo che non è la voglia di ballare, ma di cancellare col ballo e la musica tutto il resto. Malauguratamente per me, la stanchezza gentilmente concessa da questo nulla cosmico applicato è fuori dai miei normali canoni. Sono abituata ad altro. Sono rimasta fuori senza far nulla, con una borsa nuova e 20 euro in meno, aspettando una risposta che non mi sento addosso, né, tanto meno, nella nuova insulsa e inutile borsa nera. Non dovrei stare così, ci sono infinite ragioni per cui non dovrei scrivere.
Ad esempio ho gli occhi arrossati.
Ad esempio sono profondamente arrabbiata.
Ad esempio ho mal di testa.
Ad esempio inizio sempre con dei buoni propositi e finisco con discorsi per voi inutili, dettati dalla stanchezza per tutta questa bella situazione.
Sono fattori poco rilevanti, ce l'ho fatta a scrivere la tesi con 2 ore di sonno addosso e 10 di lavoro in laboratorio, giusto? Visti i miei ritmi di novembre e dicembre dovrei, onestamente, smettere di lamentarmi, ma qui vige l'anarchia...
Ho una miriade di ragioni per urlare, ma non mi va.
Sono rimasta ferma davanti al cellulare per 10 minuti. "Non devi più chiamare, M."... quindi non chiamerò. Riascolto quella canzone, se solo mi facesse calmare.
Arrivo al punto di non ritorno e ritorno sempre. Sono stupida, ma davvero tanto.
Ci casco sempre, nella solita paranoia che vince chi fugge. Ho mai detto che sono il tipo che insegue? Beh, nel caso ci fosse stato qualcosa di diverso da aspettarsi da me, non mi hanno ancora avvertita. Ritornate più tardi.
Tutti hanno bisogno dei propri spazi. Regola inesplicabilmente legata a me, che di spazi miei non ne ho mai voluti. Ironia della sorte? Non avrei dovuto chiamare e ho ricevuto la chiamata. Sbaglio immane, rispondere. Sono un genio... lo so.

mercoledì 11 marzo 2015

Il solito copione

A 13 anni ho scritto una canzone:

"Io sono semplicemente me stessa,
con tutti i miei difetti e le mie pazzie.
E confesso di essere sempre più segnata
da questa vita senza te..."

Sicuramente con "senza te" intendevo qualche ragazzino, ma ho dei vuoti di memoria riguardo a quel periodo. Ad oggi direi che non riguarda una persona, bensì il vuoto che sento non essendo riuscita a mantenere legami per me fondamentali. Ah, il bello di auto-parafrasarsi!!!
La canzone non era male, smielata ma non in modo insopportabile; ricordo il motivetto, e me lo canticchio ogni tanto. Il testo era in mezzo a tutte le poesie che ebbi la geniale idea di gettare via a 15 anni... c'est la vie. Sarebbe la colonna sonora perfetta per questo periodo non-sense.
Siete pronti per un riassunto delle puntate precedenti? Lo so, la risposta è "no"...
Ho il serio dubbio che ogni frase da me formulata provochi un'azione peggiore e premeditata: la certezza di essere quella che sono non mi ha mai rassicurata.
Aneddoto random: io ad un colloquio di lavoro. Elegantemente vestita, agghindata in modo curato ma senza esagerare, il solito trucco, una parlantina che vuole mascherare mille dubbi. Il solito, insomma. Ai colloqui hanno sempre l'ardire di fare domande filosofiche. Io ho sempre l'ardire di rispondere nel modo più utile per i miei interlocutori: vagamente e senza sottintesi.

"Come ti vedi fra 5 anni?"
"Parlando di te, quali sono i tuoi 3 difetti? E i tuoi 3 pregi?"
"C'è un'area aziendale in cui ti ritrovi di più, rispetto alle tue caratteristiche personali ed emotive?"

Non sarebbe stato più semplice chiedermi la Divina Commedia a memoria?
Dilemmi.

M.


domenica 1 marzo 2015

Alla ricerca della blogger perduta

Sono troppo siciliana per stare con le mani in mano ad aspettare la manna dal cielo.
Ho passato gli ultimi tre quarti d'ora a litigare del nulla, cercare risposte ad un legame già lacerato e costellato di domande. Questa vita mi ammazza. È l'unica cosa che ho in testa adesso, le ultime due poesie che ho postato mi hanno rincuorata per cinque minuti, ma è come se in esse ricercassi qualcosa che non esiste più.
Quel post sulla mia follia mi ha sfinita. Non so come spiegarlo... l'ho scritto, ennesima richiesta d'aiuto lasciata qui, e poi, non che me ne sia pentita, ma semplicemente, non mi ci ritrovo del tutto. L'ho scritto in uno di quegli attimi di follia, l'ho lasciato lì perché avesse un senso come terapia.
Mi sto costringendo a non censurarmi. 
La poesia di aprile 2012 ha un valore particolare per me. Ecco, forse avrei dovuto scrivere una spiegazione. Non era un sogno, non lo so spiegare, quella notte non la dimenticherò mai. Sapete quelle esperienze strane del dormiveglia? Esattamente ciò che è accaduto. Ennesima follia, lei, in mezzo a tutte le mie altre.
E poi... l'ultima poesia pubblicata. Dura, per nulla elegante, quasi trascinata. L'avevo scritta a mano, dopo tanto tempo, era come se dovessi estrarre da me un pugnale sanguinante. Questo blog è la mia terapia, lo scrivo spesso, e non so come dare sfogo realmente a quello che mi accade se non scrivendolo, desolata, come sempre, dalla mancanza di feedback, siano essi positivi o negativi, degli altri nei miei confronti.
Me lo aspetto? Il contatto umano, un commento, una parola nei miei confronti? Sì, senza "forse", una buona volta, perché ho la necessità di comprendere come siano percepiti i miei contenuti, quanto siano considerati patetici o meno.
"Sto scrivendo", questo continuo a ripetermi, il mio flusso di pensieri non dovrebbe essere interrotto adesso, anche se temo che dire troppo di me dia spazio a troppo di tutto il male patetico che vivo ogni giorno. Non ho risposte, questa è la verità vera, quella senza filtri.