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Visualizzazione dei post da 2015

Il romanzo dell'amministratore delegato

Buonasera, miei cari lettori.
Sono qui oggi senza niente da comunicare, ma con tanta voglia di parlare di ciò che mi sta accadendo negli ultimi tempi.
L'azienda nella quale sono stata assunta è peculiare per tante ragioni, la più importante delle quali è sicuramente il fatto che trasformi i contratti interinali in contratti a tempo indeterminato in relativamente poco tempo.
Ebbene, indovinate chi è l'unica alla quale non è stato riservato lo stesso trattamento? Proprio questa signorina qui, e dico bene, signorina.
Questa è stata la ciliegina sulla torta di festeggiamento di questi ultimi mesi della mia vita assolutamente catastrofici, assolutamente privi di poesia, assolutamente senza senso.
In un certo modo sono rimasta basita ma non estremamente delusa, forse perché si trattava dell'ultimo dei miei problemi, forse perché per quanto questo lavoro mi stia dando tanto, non è tutto.
Dico bene, signori, questo lavoro non è tutto. Contrariamente a quanto ci si possa aspettare …

Ricordo

Racchiuso nello scrigno della nostalgia, resta eternamente immortalato il ricordo. Il sogno, reale e tagliente Lungo il sottile confine del risveglio Trascina ancora ai suoi piedi Il velo di dolore Che diluce ricopre il ricordo. Tra le onde di infinito rivestite Sulla schiuma che di vita ci riempie Nelle piaghe di un passato così recente Ingiallito e sbiadito dal distacco.



To be continued

È passato più di un mese da quando ho scritto un post. Mi spiace di aver abbandonato un po' questo mio angolo di mondo, non voglio scusarmi interpretando la grande lavoratrice.La prima che ha sofferto di questo distacco è stata la sottoscritta.Quante volte mi sono detta che non mi sarei dovuta vergognare di questo posto… fin troppo.Una mia conoscente ha aperto un blog e ha iniziato a scrivere, improvvisamente mi sono sentita strana. Al di là della solita gelosia che mi prende, quando vedo che qualcuno ha una maturità stilistica allucinante quando si sveglia la mattina e decide di scrivere (e magari usa la punteggiatura in modo più coerente), mi sono resa conto che tutto questo è un mio blocco mentale.Da un paio di giorni mi sento estremamente desiderosa di esprimere dei pensieri, mi sono detta che quello era un segno e… stop.Ho preso il pc portatile, mi sono sdraiata a letto e mi sono messa a scrivere.

A presto!

Level up

Regola n.1: sono una stronza e questo non cambierà con uno stipendio.
Regola n.2: affermare di dover andare a lavoro giusto per affermare quanto sia carina la frase "devo andare a lavoro".
Regola n.3: ricordarmi di aver trovato lavoro.
Regola n.4: auto-convincermi di essere stronza.

Questi e molti altri pensieri sono giunti nel mio povero cervello il 6 maggio, vigilia del mio ventiseiesimo compleanno, vigilia del mio primo giorno di lavoro.
Un regalo inaspettato quanto in qualche modo prevedibile, sebbene con modalità diverse da quelle realmente verificatesi.
Come regalo di compleanno ho in effetti ricevuto ben tre offerte differenti di lavoro, con una scelta ovviamente ricaduta sulla più allettante economicamente, contrattualmente, fisicamente, emotivamente.
Dopo 16 giorni è arrivato finalmente il momento di fare un bilancio: sto bene.
Il problema è che non mi sento stanca. Quando fai qualcosa che ti piace dovrebbe essere così, ed è un male, almeno in prima analisi, che io …

10/03/2010

Seduta sulla panca di legno antica, fuori dal laboratorio analisi, fissavo quel foglio in cerca di una risposta che andasse bene a tutti, tranne che a me.
Il desiderio - sepolto da quei numeri che sapevo interpretare perfettamente - di mettere al mondo un bambino nacque lì, sebbene così giovane, sebbene così inesperta.
Il solo dubbio, la sola idiozia, mi avevano dato qualcosa che non sapevo interpretare, nel mio vuoto e nella mia esasperazione.  Rimasi ferma, chiamai il non padre e lo rassicurai.
Presi coraggio e tentai di alzarmi, ma scoppiai a piangere.
Non ne parlo mai, del disonore che avrei addossato ai miei genitori, dello sguardo di mia madre, della sua certezza che avessi rovinato i suoi piani commettendo il suo stesso errore, della telefonata in segreto alla ginecologa, dello "stupro" che subii per il nervosismo di quella visita, delle urla fuori dallo studio, della certezza che qualcosa sarebbe morto con me, con quella delusione mia, con quel sospiro di sollievo al…

Un buon chimico fa esplodere qualcosa almeno una volta l'anno

Sono un chimico atipico... non sono il classico topo da laboratorio, anche se ho sempre amato l'atmosfera. Che dire, liquidi che cambiano colore, passaggi di stato, reazioni sotto flusso d'azoto e complicati aggeggi per un semplice travaso o filtrazione sono stati per molto tempo il mio pane quotidiano. Poi finisce tutto, o così dicono.
Dopo i tuoi 6-7 anni di laboratorio se va bene fai il dottorato, e fai lo sguattero, il ghost-writer, il responsabile della manovalanza e il chimico aggiusta-tutto 24 ore al giorno, se va male smetti del tutto di stare in laboratorio.
Ecco, io ho atteso questo momento con ansia: il momento in cui sarebbe stato di vitale importanza il mio background culturale, più che la resa delle mie reazioni.  Sto ancora elaborando, per carità, quando non ho niente da fare uso "filtri a pieghe" come decorazione per la famigerata stanza in affitto e quando decido di avere qualcosa da fare guardo serie tv.
Ad esempio, vogliamo discutere del fatto che …

Come una nuova Marie Antoinette

Come di una grande impetuosa tempesta,
cocci sparsi, cristalli in mille taglienti frammenti,
il risultato dell'eterna lotta
si scorgeva appena nel tramonto accennato,
di questa primavera già fuggita,
di quel raggio di sole già sparito.
La corona sul regale disastro,
coperta da un velo di vacua esasperazione
di una regina spodestata
per una giusta causa
mai pienamente compresa,
in quel misero venerdì di gennaio
con un colpo di stato
per i più solamente prorogato.
Le dame di corte desolate al passaggio
della regal donna privata di ogni gioiello,
svestita di ogni dignità,
priva di ogni turbamento,
attonita al risultato delle proprie azioni,
come una nuova Marie Antoinette
impreparata per il tremendo epilogo
fissava la ghigliottina
con atto di sfida...
giacché nessuno avrebbe mai osato,
fino a quando il boia non le mostrò
un destino di legno grezzo
e agevolmente preformato.


Alt+Ctrl+Canc

A un certo punto dovrò farla finita con l'insistenza: non sono più neanche arrabbiata. Sono domande, quelle che pongo quotidianamente, che fanno male in modo atroce. Me ne rendo conto, sono meno stupida di quanto sembrerebbe. Sono rimasta ferma sulle mie posizioni per troppo tempo.
"Dovrei cambiare idea" mi sono detta alla fine, trascorrendo gli ultimi giorni a credere che fosse giusto comportarmi in questo modo.
La mia testa non è un pc, questo è certo. Se avessi un comando immediato come "Alt+Ctrl+Canc", lo digiterei immediatamente. Avvierei la gestione delle attività e sopprimerei tutti i problemi, come un'applicazione bloccata. Dovrei farlo; dico questo perché sto continuando a commettere lo stesso errore da mesi, portando all'esasperazione chiunque. Non sono molto ragionevole, non mi discosto molto da un pc totalmente fuori controllo. Schermata blu della morte a parte.
Vorrei far finta di essere come gli altri, evitare il mio solito egoismo da vitt…

Epilogo

Ho aspettato a lungo in piedi,  il bivio di fronte a me,  la banale diatriba  fra il giusto e il corretto,  fra la via semplice e la via tortuosa.  Andare o restare,  restare o ritornare,  una vita che ti aspetta,  una vita che si dischiude nuovamente. La scelta che non va presa,  la via che non va percorsa: le scelte semplici che si sommano  errate e infinitamente complesse  negli anni si susseguono. La fuga dai fantasmi,  l'elenco degli errori,  delle mie scelte corrette  ma profondamente ingiuste. Parafrasando gli anni,  restando legati,  lontani da noi chilometri, lontano da me chilometri, guardarti fuggire oggi  come me fino a ieri. Non vedo più lacrime,  non vedo più rabbia,  l'elenco dei miei peccati  per nulla originali ha vinto: l'epilogo è giunto a liberarti.

Un anormale poco tranquillo sabato sera (tragi)comico di 20 euro più povero

Di fronte all'ennesimo invito in discoteca rifiutato, se fossi nella mia amica, smetterei di invitarmi.
Sono rimasta a casa un'altra volta, nonostante avessi la possibilità di mettermi in moto e andare a ballare. Diciamo che non è la voglia di ballare, ma di cancellare col ballo e la musica tutto il resto. Malauguratamente per me, la stanchezza gentilmente concessa da questo nulla cosmico applicato è fuori dai miei normali canoni. Sono abituata ad altro. Sono rimasta fuori senza far nulla, con una borsa nuova e 20 euro in meno, aspettando una risposta che non mi sento addosso, né, tanto meno, nella nuova insulsa e inutile borsa nera. Non dovrei stare così, ci sono infinite ragioni per cui non dovrei scrivere.
Ad esempio ho gli occhi arrossati.
Ad esempio sono profondamente arrabbiata.
Ad esempio ho mal di testa.
Ad esempio inizio sempre con dei buoni propositi e finisco con discorsi per voi inutili, dettati dalla stanchezza per tutta questa bella situazione.
Sono fattori poco r…

Il solito copione

A 13 anni ho scritto una canzone:

"Io sono semplicemente me stessa,
con tutti i miei difetti e le mie pazzie.
E confesso di essere sempre più segnata
da questa vita senza te..."

Sicuramente con "senza te" intendevo qualche ragazzino, ma ho dei vuoti di memoria riguardo a quel periodo. Ad oggi direi che non riguarda una persona, bensì il vuoto che sento non essendo riuscita a mantenere legami per me fondamentali. Ah, il bello di auto-parafrasarsi!!!
La canzone non era male, smielata ma non in modo insopportabile; ricordo il motivetto, e me lo canticchio ogni tanto. Il testo era in mezzo a tutte le poesie che ebbi la geniale idea di gettare via a 15 anni... c'est la vie. Sarebbe la colonna sonora perfetta per questo periodo non-sense.
Siete pronti per un riassunto delle puntate precedenti? Lo so, la risposta è "no"...
Ho il serio dubbio che ogni frase da me formulata provochi un'azione peggiore e premeditata: la certezza di essere quella che sono non mi…

Alla ricerca della blogger perduta

Sono troppo siciliana per stare con le mani in mano ad aspettare la manna dal cielo.
Ho passato gli ultimi tre quarti d'ora a litigare del nulla, cercare risposte ad un legame già lacerato e costellato di domande. Questa vita mi ammazza. È l'unica cosa che ho in testa adesso, le ultime due poesie che ho postato mi hanno rincuorata per cinque minuti, ma è come se in esse ricercassi qualcosa che non esiste più.
Quel post sulla mia follia mi ha sfinita. Non so come spiegarlo... l'ho scritto, ennesima richiesta d'aiuto lasciata qui, e poi, non che me ne sia pentita, ma semplicemente, non mi ci ritrovo del tutto. L'ho scritto in uno di quegli attimi di follia, l'ho lasciato lì perché avesse un senso come terapia.
Mi sto costringendo a non censurarmi. 
La poesia di aprile 2012 ha un valore particolare per me. Ecco, forse avrei dovuto scrivere una spiegazione. Non era un sogno, non lo so spiegare, quella notte non la dimenticherò mai. Sapete quelle esperienze strane de…

Il potere di non opporsi

Se solo avessi avuto la forza di non oppormi  a questa conclusione già scritta, no, non saremmo giunti fin qui.
Continuo a ripetere la lista delle parole già pronunciate, vidimare è molto più semplice  che ammettere lo sbaglio. È qui con me, la sento, la paura che sia l'ultima prova concessa per pietà, la tua ennesima ricompensa da me  non meritata.
Se solo avessi avuto la forza di non oppormi alla tua fuga...
non saresti mai andato via.

5 aprile 2012

Sentivo la pioggia battere piano sul tetto della veranda, i passi trascinati sopra la mia testa, una finestra chiusa male. Il dormiveglia di una notte come le altre: Pensieri un po’ sparsi un po’ uniti. Un filo di lana che pende da un balcone, gli aghi da maglia caduti per terra. Il telaio è solo in mezzo alla stanza: raggi di luce, ora è giorno. È tutto vuoto. Non ti posso incontrare. Sento la tua voce ma non ci sei. Stavo per ore a guardarti: la tua minuzia e il tuo impegno mi colpivano. Continuo a sentire la tua voce.


"It takes a fool to remain sane..."

Prima di incontrarti sono sempre stata convinta che un certo tipo di insanità mentale mi fosse concessa. Nella mia famiglia, prima o poi accadeva... Mi era già capitato e credevo che da allora ne sarei stata definitivamente esente.
Prima di incontrarti volevo ricominciare da capo, quando ti ho incontrato ogni dubbio era morto e sepolto. Mi sono sempre vista come uno squilibrio ambulante, quella calma altalenante che mi faceva compagnia da anni era la mia ancora di salvezza; in un modo strano, ma lo era. Lo studio era una via di fuga da quella follia latente ed era ciò in cui riuscivo meglio. Le relazioni umane erano un disastro. Mi ignoravano, gli altri... quando andava bene. Chi mi sopportava era invece condannato ad una sopportazione della sottoscritta a tempo pieno.
Non ho mai avuto un grado di autostima abbastanza elevato da ritenermi autonoma, anche e soprattutto per la mia educazione e per il mio carattere. Il bisogno di appoggiarmi a qualcuno e la conseguente gelosia - derivant…

Osservandoci

Guardavi le formule scritte, scrutandole mi osservavi. Uno studio attento come di un libro assegnato, ti osservavo anche io,  quasi per caso.  Ogni parola che in me ti voleva descrivere,  adesso ti ricorda con nostalgia infinita.


Una sirena triste

Il sole e le onde consolavano l'anima, il vento solitario la accarezzava, la terra sotto i piedi tremava. Ad ogni onda fremeva, sirena la cui voce  non incantava più, il marinaio era partito per altri porti. Il fuoco ne aveva abbreviato l'attesa per la fuga, ma bruciava per ferite nascoste, dei suoi canti ne faceva storie ammaliatrici. Scoperto che la tristezza allontana, svelata l'arcana verità per nessuno oscura, dischiuso lo scrigno dei suoi segreti, sola con se stessa e la sua malinconia, la sirena alzò gli occhi, il mare la cullava dolcemente, ma nessun vento l'avrebbe  più accarezzata,  nessun appiglio era più sicuro.


Conclusioni, incipit & nulla assoluto

Sono una dottoressa magistrale in chimica.
Devo scriverlo per rendermene conto, chi mi conosce è pienamente conscio del fatto che non ho smesso di studiare dall'età di sei anni e probabilmente non smetterò neanche ora.
La legge però mi dice che il 17 dicembre scorso, di fronte ad una assonnata platea, sono diventata dottoressa.
Chi mi ha chiesto di ricominciare a scrivere, dicendo che questo vuoto silenzio mi distrugge, ha detto il vero... aspettare LA chiamata ha un che di assolutamente inutile.
L'incipit della mia nuova vita è stancante. Aspetto, aspetto ancora, prima o poi riceverò un segno.
Qualcosa di me si è perso in questa vita di sacrifici, l'ho seppellito sotto un mare di formule.
Volevo l'arte, volevo la passione, volevo la creatività: la mia famigerata integerrima esperta di scienza mi ha calpestata senza tener conto delle conseguenze.
Io e il mio ego ferito aspettiamo la vendetta. Sto assaporando tutto questo, in attesa del secondo colloquio per una posizio…