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Liber(azione) 2, la vendetta

Non scrivo di me perché ho paura.
Le parole scorrono silenziose, ritmate, intimamente legate. Non guardo, non vedo, le mie mani fanno il loro lavoro senza bisogno di ricontrollare.
La punteggiatura scorre, stranamente regolare. Ho aspettato pazientemente come un killer con la sua vittima, così ho atteso che arrivasse il momento e che le parole ordissero il loro tessuto di sogni.
Come un gioco di seduzione, come un balletto di burlesque, così, con calma, lasciano trasparire il messaggio.
L'attesa fa di me peccatrice, usurpatrice di un mondo segreto, in un modo che, ad oggi, non riesco a spiegare. Di questi miei peccati non ho mai scritto, ma non sono qui per purificarmi.
La mia non è una confessione, è un'ammissione di colpa. Ciò che mi nego è la libertà vera, lascio i miei sogni condurre questa diretta televisiva, narrare ciò che io stessa non riesco ad ammettere. Le mie parole conoscono bene il loro mestiere negato, la loro libertà.
Il dualismo che ho sempre vissuto mi ha rovinata.
Non è possibile vivere in questa schizofrenia non diagnosticata.
Non è possibile essere scienziati e poeti.
Non è possibile negare la logica per poi applicarla.
Ho liberato un mostro... ma sono viva. 

p.s. nel caso in cui voleste "acculturarvi", questo è il primo spunto alle mie riflessioni schizofreniche: Liber(Azione).

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Catania.
Novembre 2011.

"Ciao, questo è l'ultimo messaggio che ti scrivo. 
Non mi sento di considerare chiusa un'amicizia senza sapere il perché. In effetti, non ci sono stati litigi, né altro. Vorrei solo sapere cosa sia successo e "perché" me lo sia meritato. 
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***
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#1

Il vento batteva forte sulle finestre
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Restasti con me
come con me oggi resti
ripercorrendo tutte le occasioni perse
cosciente di non essere stato pronto
e di esserlo fino all'inverosimile.

A tenermi per mano qualunque cosa accada
per quel che può valere mi troverai al solito posto
lì ferma in un angolo ad osservarti
in silenzio ad ascoltare la magia delle tue note
con le lacrime agli occhi, persa tra le tue melodie.

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A te che riemergi dalla memoria nei miei più atroci incubi, così felice, così come mai ti ho reso. Mentre l’alba accompagna i miei sfuggenti sonni Turbati, mentre tu accanto a lei riemergi Dalle tenebre coccolato e soddisfatto ogni tuo più dolce Desiderio, mentre queste mie lacrime salate Solcano il mio volto, bruciano come il rimorso Di averti perso, scavano come il rimpianto Che sempre ci accompagnerà, la cattiveria falsa come falso è il mio sarcasmo. Resteranno queste le mie ultime parole Come il tuo ultimo abbraccio Come il nostro ultimo bacio Così lontano e così vicino, come la distanza che ci ha sempre uniti. Resteranno le urla e le lacrime che ieri Mi hanno ancora mostrato la profondità del mio amore E della mia passata ipocrisia. E di come abbia gettato al vento la mia vita E di come abbia gettato al vento i miei sentimenti Per una forza che non ho mai dimostrato di aver…