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Liber(azione) 2, la vendetta

Non scrivo di me perché ho paura.
Le parole scorrono silenziose, ritmate, intimamente legate. Non guardo, non vedo, le mie mani fanno il loro lavoro senza bisogno di ricontrollare.
La punteggiatura scorre, stranamente regolare. Ho aspettato pazientemente come un killer con la sua vittima, così ho atteso che arrivasse il momento e che le parole ordissero il loro tessuto di sogni.
Come un gioco di seduzione, come un balletto di burlesque, così, con calma, lasciano trasparire il messaggio.
L'attesa fa di me peccatrice, usurpatrice di un mondo segreto, in un modo che, ad oggi, non riesco a spiegare. Di questi miei peccati non ho mai scritto, ma non sono qui per purificarmi.
La mia non è una confessione, è un'ammissione di colpa. Ciò che mi nego è la libertà vera, lascio i miei sogni condurre questa diretta televisiva, narrare ciò che io stessa non riesco ad ammettere. Le mie parole conoscono bene il loro mestiere negato, la loro libertà.
Il dualismo che ho sempre vissuto mi ha rovinata.
Non è possibile vivere in questa schizofrenia non diagnosticata.
Non è possibile essere scienziati e poeti.
Non è possibile negare la logica per poi applicarla.
Ho liberato un mostro... ma sono viva. 

p.s. nel caso in cui voleste "acculturarvi", questo è il primo spunto alle mie riflessioni schizofreniche: Liber(Azione).

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