martedì 23 settembre 2014

È inutile...

Ascolto qualche nota e rinasce in me il desiderio. Io credo che il desiderio di esprimermi attraverso la mia voce sia qualcosa di innato. Si dice così, giusto? La musicalità, il senso del ritmo, incubato dentro di me, che ho così tanto rinnegato...
Deve essere una qualche patologia clinica, quella che mi ha convinta ad accantonare tutto ciò che concerne l'arte e l'espressione libera, che siano esse musica, scrittura o disegno. Dietro le buone intenzioni si nasconde il marcio: quella dentro di me è una guerra civile senza fine.
Vedo che tutti, attorno a me, sono capaci di dare all'arte un ruolo di valvola di sfogo. Adesso mi sto limitando, ad esempio: sto usando un gergo quasi tecnico, è un tema di italiano non assegnato. Ho ricevuto fin troppe critiche sulle mie frasi infinite in anni scolastici. Fortuna che, essendo un tema assegnatomi dalla mia coscienza, il fuori tema non sia contemplato!
Come fanno a conciliare l'arte e lo studio? Ecco, mi ritrovo sempre qui, a 25 anni, a farmi la stessa stupida domanda che mi tormenta dai 16, davanti ad una lavagna, canticchiando Killing me softly dei Fugees, per un compagno di classe chitarrista, ai tempi estasiato dalla mia voce.
Dissi "non posso", come fanno le brave ragazze con genitori non permissivi, come se quella fosse la vera ragione, come se psicologi mi stessero dettando l'atteggiamento adatto per nascondere la fiamma che mi bruciava dentro: scrivere le mie poesie, musicarle e cantarle. Eccolo, spiattellato qui, alla mercé di un pubblico esiguo ma presente, il mio desiderio da ragazzina.
La secchiona che c'era in me sapeva... Lei sapeva che era l'unica strada da percorrere. Quando hai un desiderio così grande, così intenso, non puoi ridurlo ad un hobby, non puoi limitarti all'infinito, non puoi fare dei casting per reality show travestiti da talent: no grazie.
Ogni volta che ho tentato la strada dei gruppi, le bolle di sapone dei sogni in grande si sono infrante, rovinosamente, per me, anche prima di cominciare.
Eccomi qui, piccola lamentevole ragazza, nel mio metro e cinquantotto cose da fare... vorrei staccare la spina, viaggiare, cantare, perdermi e ritrovarmi, come una ragazzina di 16 anni si meriterebbe,


martedì 16 settembre 2014

Liber(azione) 2, la vendetta

Non scrivo di me perché ho paura.
Le parole scorrono silenziose, ritmate, intimamente legate. Non guardo, non vedo, le mie mani fanno il loro lavoro senza bisogno di ricontrollare.
La punteggiatura scorre, stranamente regolare. Ho aspettato pazientemente come un killer con la sua vittima, così ho atteso che arrivasse il momento e che le parole ordissero il loro tessuto di sogni.
Come un gioco di seduzione, come un balletto di burlesque, così, con calma, lasciano trasparire il messaggio.
L'attesa fa di me peccatrice, usurpatrice di un mondo segreto, in un modo che, ad oggi, non riesco a spiegare. Di questi miei peccati non ho mai scritto, ma non sono qui per purificarmi.
La mia non è una confessione, è un'ammissione di colpa. Ciò che mi nego è la libertà vera, lascio i miei sogni condurre questa diretta televisiva, narrare ciò che io stessa non riesco ad ammettere. Le mie parole conoscono bene il loro mestiere negato, la loro libertà.
Il dualismo che ho sempre vissuto mi ha rovinata.
Non è possibile vivere in questa schizofrenia non diagnosticata.
Non è possibile essere scienziati e poeti.
Non è possibile negare la logica per poi applicarla.
Ho liberato un mostro... ma sono viva. 

p.s. nel caso in cui voleste "acculturarvi", questo è il primo spunto alle mie riflessioni schizofreniche: Liber(Azione).

domenica 7 settembre 2014

Trenta giorni di indivisibile felicità

Tutto il mio mondo
si rifletteva sull'acqua.

Un mondo trasparente
stava lì, su di me,
attorno a me,
mi attraversava.

Così come quel mondo
tu mi guardavi,
il sorriso beffardo
a malapena nascondeva
la tua commozione.

Tutto il mio mondo
si rifletteva sull'acqua.

Trenta giorni di indivisibile
felicità, la nostra impalpabile
illusione, la sola figura retorica
che mi resti addosso.

Così, beffarda, fuggito via,
come l'unico profumo
così trasparente,
così vero,
così reale,
da nascondere a malapena
la mia commozione.

Lo lascerò lì,
nascosto,
dove solo tu puoi ridargli vita.