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Come l'edera d'inverno

Questa è la prefazione alla raccolta di poesie, mai ricopiate in forma elettronica, che strappai e gettai attorno ai 15 anni perché non mi sentivo abbastanza in gamba da poter pubblicare. 
Una prima bozza della prefazione fu scritta stranamente al pc, e poi lasciata nel dimenticatoio.
Ripresa in mano qualche anno dopo, rimaneggiata per la seconda raccolta che avrei voluto intitolare "Come l'edera d'inverno". Ritrovandola oggi, non ho potuto fare a meno di condividerla con voi. 


Vicino al cancello arrugginito cresceva l'edera, era strano per me vedere l'edera d'inverno. Era strano quel colore, quelle foglie pallide ai bordi, così lucide. 
Mi ricordo che da bambina, quando passavo per quella stradina, le fissavo... era un'immagine tremendamente poetica, anche troppo per una ragazzina di 11 anni. 
Il muro a secco era fatto da pietre chiare, e niente poteva scalfirlo. E' ancora lì, quel muro. Non so se l'edera ci sia ancora.
Stanno riaffiorando dentro di me tanti ricordi, come se di fronte a tutti i miei pensieri la mia mente mi stesse dicendo di fermarmi, di ricordare quanto fossi spensierata, quando non capivo come riuscissi a scrivere poesie, quando non riuscivo a spiegarlo.  
Non riuscirei a spiegarlo neanche oggi, perché ogni volta che ne parlo, del mio voler scrivere, mi sento dire che la poesia non vende, o che la poesia non mette il pane in tavola. E' così, ma non cambierà mai ciò che sento dentro, non mi cambierà mai nulla. Neanche la scienza. 
Non si può cancellare una persona. Come quel muro, la poesia è sempre con me. Anche se, come quell'edera d'inverno, non restasse altro che un ricordo.
M.

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