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Visualizzazione dei post da Luglio, 2014

Come l'edera d'inverno

Questa è la prefazione alla raccolta di poesie, mai ricopiate in forma elettronica, che strappai e gettai attorno ai 15 anni perché non mi sentivo abbastanza in gamba da poter pubblicare. 
Una prima bozza della prefazione fu scritta stranamente al pc, e poi lasciata nel dimenticatoio.
Ripresa in mano qualche anno dopo, rimaneggiata per la seconda raccolta che avrei voluto intitolare "Come l'edera d'inverno". Ritrovandola oggi, non ho potuto fare a meno di condividerla con voi. 


Vicino al cancello arrugginito cresceva l'edera, era strano per me vedere l'edera d'inverno. Era strano quel colore, quelle foglie pallide ai bordi, così lucide.  Mi ricordo che da bambina, quando passavo per quella stradina, le fissavo... era un'immagine tremendamente poetica, anche troppo per una ragazzina di 11 anni.  Il muro a secco era fatto da pietre chiare, e niente poteva scalfirlo. E' ancora lì, quel muro. Non so se l'edera ci sia ancora. Stanno riaffiorando dent…

Monumento

Di questa torre di Babele di difetti,  conosco per filo e per segno architettura e struttura. Di fronte a questo bel monumento alla mia insufficienza, mi prostro incolume. Guardala! Pronta ad essere nuovamente calpestata,  chiederò perdono ad un dio inesistente, e lo amerò ancora perché così  mi ha costruita. E di questo monumento farò polvere e macerie,  carnefice di una oggettiva sconfitta ad armi impari.  Arriverà una nuova pretendente al mio posto, un'altra copia a te devota come mai altra sul tuo pianeta di menzogna. Del mio monumento al tuo orgoglio cosa resterà? Sarà la damnatio memoriae che tu stesso mi hai inflitto tante volte, nei tuoi frequenti abbandoni e ricerche di degne sostitute. Eppure, guardami! Nessuna sarebbe degna di nota se non fosse per la tua perenne condanna a non essere mai degna. La contraddizione che regna  indiscussa nelle tue pretese sarà la tua stessa condanna. Con amore,  come tu stesso mi hai insegnato.

D-o-n-n-a

DISCLAIMER: questo non è un post femminista.  È solo un elogio alla mia categoria di appartenenza. ***
Scandiamo bene le lettere, diamo il giusto peso alla doppia "n" ed essendo siciliane esageriamo con una "d" doppia anch'essa. C'è una sottile differenza fra l'essere una vera "fimmina sicula" ed essere Donne. Non a caso la società sicula è ben lontana dall'essere un patriarcato. Politica a parte.
Il comando vero è sempre stato in cucina. La famigerata battuta: "tu, donna, in cucina", per me, è solo un elogio al comando matriarcale. Se proprio volessi essere offensiva nei confronti del genere maschile... Non sono il tipo. Evitiamo lotte intestine e insonnie varie (parlo per me).
Voglio solo parlare di Donne.
No, non parlo delle donnine in metro in shorts e con pochi pensieri in testa.
No, neanche delle sinistroidi della porta accanto con le scarpe da 400 euro e che puzzano come barboni.
Parlo di Donne, di mogli, di madri di fami…

La donna di scienza (la triste disfatta di un sogno)

La donna di scienza
corse lungamente su ogni insicurezza
che l'afflisse.
Scrisse delle sue paure per millenni
per poi calpestarle con rabbia.

Chiusa dentro l'ascensore
che l'avrebbe portata alla disfatta,
la carta da parati irreale
sulle mura del suo passato
una trama sbiadita.

La casa era diroccata,
lui era bello,
era distante,
non c'era niente intorno.

Il sogno si disfaceva pian piano,
le sensazioni così reali,
si svegliava nel piacevole dormiveglia,
e quell'uomo non sapeva niente di lei.

Era solo un uomo di sogno,
e così sarebbe rimasto immobile
nella memoria di una povera scienziata.

Tutto il resto era lontano,
era distante,
era buio,
era triste:

in questa solitudine
non c'è spazio per i sogni.