domenica 20 luglio 2014

Come l'edera d'inverno

Questa è la prefazione alla raccolta di poesie, mai ricopiate in forma elettronica, che strappai e gettai attorno ai 15 anni perché non mi sentivo abbastanza in gamba da poter pubblicare. 
Una prima bozza della prefazione fu scritta stranamente al pc, e poi lasciata nel dimenticatoio.
Ripresa in mano qualche anno dopo, rimaneggiata per la seconda raccolta che avrei voluto intitolare "Come l'edera d'inverno". Ritrovandola oggi, non ho potuto fare a meno di condividerla con voi. 


Vicino al cancello arrugginito cresceva l'edera, era strano per me vedere l'edera d'inverno. Era strano quel colore, quelle foglie pallide ai bordi, così lucide. 
Mi ricordo che da bambina, quando passavo per quella stradina, le fissavo... era un'immagine tremendamente poetica, anche troppo per una ragazzina di 11 anni. 
Il muro a secco era fatto da pietre chiare, e niente poteva scalfirlo. E' ancora lì, quel muro. Non so se l'edera ci sia ancora.
Stanno riaffiorando dentro di me tanti ricordi, come se di fronte a tutti i miei pensieri la mia mente mi stesse dicendo di fermarmi, di ricordare quanto fossi spensierata, quando non capivo come riuscissi a scrivere poesie, quando non riuscivo a spiegarlo.  
Non riuscirei a spiegarlo neanche oggi, perché ogni volta che ne parlo, del mio voler scrivere, mi sento dire che la poesia non vende, o che la poesia non mette il pane in tavola. E' così, ma non cambierà mai ciò che sento dentro, non mi cambierà mai nulla. Neanche la scienza. 
Non si può cancellare una persona. Come quel muro, la poesia è sempre con me. Anche se, come quell'edera d'inverno, non restasse altro che un ricordo.
M.

Monumento

Di questa torre di Babele di difetti, 
conosco per filo e per segno
architettura e struttura.
Di fronte a questo bel monumento
alla mia insufficienza,
mi prostro incolume.
Guardala!
Pronta ad essere nuovamente calpestata, 
chiederò perdono ad un dio inesistente,
e lo amerò ancora perché così 
mi ha costruita.
E di questo monumento
farò polvere e macerie, 
carnefice di una oggettiva sconfitta
ad armi impari. 
Arriverà una nuova pretendente
al mio posto, un'altra copia
a te devota come mai altra
sul tuo pianeta di menzogna.
Del mio monumento al tuo orgoglio
cosa resterà?
Sarà la damnatio memoriae
che tu stesso mi hai inflitto tante volte,
nei tuoi frequenti abbandoni e ricerche
di degne sostitute.
Eppure, guardami!
Nessuna sarebbe degna di nota
se non fosse per la tua perenne
condanna a non essere mai degna.
La contraddizione che regna 
indiscussa nelle tue pretese
sarà la tua stessa condanna.
Con amore, 
come tu stesso mi hai insegnato.

mercoledì 9 luglio 2014

D-o-n-n-a

DISCLAIMER: questo non è un post femminista. 
È solo un elogio alla mia categoria di appartenenza.
***

Scandiamo bene le lettere, diamo il giusto peso alla doppia "n" ed essendo siciliane esageriamo con una "d" doppia anch'essa. C'è una sottile differenza fra l'essere una vera "fimmina sicula" ed essere Donne. Non a caso la società sicula è ben lontana dall'essere un patriarcato. Politica a parte.
Il comando vero è sempre stato in cucina. La famigerata battuta: "tu, donna, in cucina", per me, è solo un elogio al comando matriarcale. Se proprio volessi essere offensiva nei confronti del genere maschile... Non sono il tipo. Evitiamo lotte intestine e insonnie varie (parlo per me).
Voglio solo parlare di Donne.
No, non parlo delle donnine in metro in shorts e con pochi pensieri in testa.
No, neanche delle sinistroidi della porta accanto con le scarpe da 400 euro e che puzzano come barboni.
Parlo di Donne, di mogli, di madri di famiglia, studentesse, e fiere single in carriera.
Donne che hanno cresciuto fratelli minori o accudito genitori malati.
Donne che hanno fatto da tramite in dialoghi inesistenti, Donne che passano dall'essere in carriera alla mattina all'essere sguattere alla sera, Donne che non si vergognano del vestiario da 1 € ma lo indossano come se valesse 1 milione.
Donne che aspettano la chiamata della vita, Donne che aspettano un figlio, Donne che crescono un marito, Donne che un figlio non possono averlo.
Ho visto le due facce della medaglia: donne del Sud e del Nord, stili e vite totalmente differenti.
Ma una donna, una Donna che vale, è Donna dovunque nel mondo.
E sì, signori, stasera sono in vena di banalità, ma solo perché il più delle volte mi ritrovo a vedere sviliti dignità e sogni, cadendo inevitabilmente nel mio solito stato depressivo acuto non diagnosticato.
Come quando la frase d'ordinanza è: "ma perché ti vuoi sposare?"o "che sei pazza a desiderare dei figli?" - inutili i commenti su certe perle di saggezza.
Ecco cosa credo: non cresciamo mai abbastanza per essere Donne.
Ne ho viste di ogni... ho desiderato essere chiunque, ma alla fine qui con me ci sto bene.
Tutto quello che mi blocca dall'essere davvero Donna è solo un classico "perché?" da scienziata incallita, che non mi piace in laboratorio (sono schematica, non interrompetemi, per Giove!) ma che applico fino allo spasimo nella vita.

Fine. Dovrei scrivere altro ma la donna M. è molto stanca.
E poi dicono che (non) sono bipolare...

M.


sabato 5 luglio 2014

La donna di scienza (la triste disfatta di un sogno)

La donna di scienza
corse lungamente su ogni insicurezza
che l'afflisse.
Scrisse delle sue paure per millenni
per poi calpestarle con rabbia.

Chiusa dentro l'ascensore
che l'avrebbe portata alla disfatta,
la carta da parati irreale
sulle mura del suo passato
una trama sbiadita.

La casa era diroccata,
lui era bello,
era distante,
non c'era niente intorno.

Il sogno si disfaceva pian piano,
le sensazioni così reali,
si svegliava nel piacevole dormiveglia,
e quell'uomo non sapeva niente di lei.

Era solo un uomo di sogno,
e così sarebbe rimasto immobile
nella memoria di una povera scienziata.

Tutto il resto era lontano,
era distante,
era buio,
era triste:

in questa solitudine
non c'è spazio per i sogni.