giovedì 26 giugno 2014

Per amore della "pace" (questa sconosciuta)

L'educazione che i genitori danno, poi l'esperienza (delusioni, fregature, perdite irreparabili): questi e tanti altri fattori fanno una persona. 
Le sue debolezze, la sua fragilità, il modo in cui reagisce alle situazioni. È tutto banale, scontato, ma non sempre. Ci sono persone che di natura stanno zitte, per amore della "pace". Ecco, io appartengo a questa categoria. Se mi aveste sentita sbuffare, sfogarmi, tranquilli... è un decimo di quello che tengo dentro. E perché sono così? Mi hanno insegnato il valore dell'Impegno e del Sacrificio, della lotta per i propri Ideali, purché quegli Ideali siano valevoli di cotanto Impegno e Sacrificio. 
È tutto qui. Mi butto a capofitto nelle situazioni, non mi sento mai "abbastanza", tutto il resto lo sapete. Mia madre si spiega sempre con detti e proverbi che mia nonna ripeteva sempre e, sfortunatamente, ho sentito troppo poco perché è scomparsa quando avevo poco più di 14 anni. So che mia madre così mi sta elargendo una saggezza che prima di essere stata sua è stata di mia nonna e... andremmo avanti all'infinito. 
Le donne della mia famiglia sono speciali, ognuna a modo suo. Io mi escludo perché conoscendo le altre donne mi ritengo di un altro ramo famigliare. Magari sfigato. Anyway, il mio pensiero è quello di una donna... di una ragazza che vuole tanto per se stessa, per la sua famiglia, per tutto insomma. La voglia di migliorarmi e la perenne insoddisfazione mi rendono così esaurita. 
La mia totale mancanza di fiducia nel genere umano mi rende troppo permissiva non appena vedo uno spiraglio, fino a farmi del male perché fregata in pieno. Sono così.
È per questo che non mi ritengo né intelligente né furba. 
La troppa testardaggine poi, mi impedisce di imparare dai miei errori, quindi sono recidiva. 
Cosa ne traiamo, da questa ennesima accozzaglia di pensieri?
Vorrei un po' di tregua, vorrei essere vista per quella che sono, a tutto tondo, che le mie lacrime non fossero inutili e cancellabili chiudendo una telefonata, che le mie debolezze non fossero cestinabili quanto una libreria informatica inutilizzata e che questi pensieri non fossero solo destinati ad un pubblico che di me conosce tutto e niente, che legge questo blog in cerca, magari, di un po' di poesia e si ritrova un diario di una sfigata mezza schizzata sicuramente gelosa come se non ci fosse un domani. Stasera no, non era un momento poetico. 

M.

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