domenica 29 giugno 2014

Direttamente dai miei ricordi

Respirare l'odore della pioggia mi fa tornare bambina. I miei nonni paterni avevano un terreno nel siracusano, e andavamo sempre a passare giornate fra pizze fatte in casa, giochi, ginocchia sbucciate a turno per noi cugine e l'ammirazione sfegatata per il divino lavoro di ricamo della mia adorata nonna. C'era una tettoia in resina che si sorreggeva in parte sulla casa, in parte su un muretto inesistente di ferraglia per cemento armato. Un pergolato fai da te, insomma. Lì cresceva l'edera, che spettacolo divino. Mi ricordo delle lunghe pause pranzo con sedie a sdraio e una rinfrescante "farfalla" (credo si chiami davvero così) da irrigazione per allietare i pomeriggi d'estate. Arrivava settembre, mia nonna ricamava in qualsiasi stagione. Iniziava a piovere e potevi sentirlo nell'aria, la commistione fra l'odore degli arbusti di arancio potati prima della produzione autunnale e invernale, il carbone del forno a legna e l'odore della pioggia che arrivava. Mia nonna restava lì, imperterrita a ricamare. Aveva insegnato a mia madre, alle mie zie. Voleva insegnare anche a me, su mia esplicita richiesta, ma scrivendo "con la mano storta" (la mano sinistra, adattamento terrificante dal siciliano), le veniva difficile. Difatti sono autodidatta, per quel poco che so. Ma mi guidava, mi lasciava guardare, si rallentava e mi dava consigli... e quanti consigli!
Si teneva occupata, parlava di tutto, non guardava ciò che faceva, perché era il ricamo a dirle cosa fare, e quando lavorava a maglia, i ferri facevano per lei.
Mio nonno invece parlava, riposava, parlava, mi prendeva in giro perché mi incuteva un po' di terrore (ero una bambina). Si amavano follemente. Hanno avuto 7 figli, di cui 6 maschi in vita, e una femminuccia (che mia nonna aveva tanto desiderato), morta a soli 10 giorni. Hanno sempre avuto la devozione per i figli; mio nonno, poi, volendo evitare il pericolo della povertà e della fame (siamo nell'immediato dopoguerra) aveva piantato frutta e verdura di ogni tipo, cosicché non mancasse mai cibo in tavola. L'amore per mia nonna lo dimostrava a modo suo: piantò delle rose di vario genere e le curò fino a quando gli fu possibile. Non avrebbe mai potuto acquistare rose per mia nonna con le sue esigue finanze, ma così lei avrebbe ogni giorno avuto di fronte il suo amore per lei.
Ecco, in qualsiasi momento della mia vita ho desiderato questo tipo di amore e devozione. Li ho conosciuti poco, in fondo, i miei nonni, però loro mi hanno dato un esempio incommensurabile di cosa l'amore sia, nonostante le difficoltà.
Mia nonna è morta di cancro al seno quando avevo solo 12 anni. Mio nonno l'ha seguita dopo sei mesi e un calvario di 3 per un'ischemia che lo ha reso totalmente incontrollabile e incapace di comunicare. Ricordo, prima dell'ischemia, di averlo visto fermo in un angolo, seduto su una poltrona, fissava il nulla. Non aveva più nulla da guardare.
Nonostante i miei zii non si curino più di quelle rose, vivono ancora. Così come l'amore dei miei nonni paterni vive ancora nei ricordi dei loro figli e dei figli dei loro figli. Così mi auguro di poterlo tramandare ai miei figli e che loro possano tramandarlo ai loro.
L'Amore vero esiste. Non è una leggenda. Farò di tutto per testimoniarlo.

M.

2 commenti:

  1. appena smetterò di piangere commenterò =° E' una storia bellissima!

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    1. Il mio pensiero va a LORO... sempre, quando tutto va male, quando penso di mollare, ho un così grande esempio nei miei ricordi che, semplicemente, è impossibile ignorarlo.

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