lunedì 3 novembre 2014

Il tormento (e l'estasi) di un falso possidente di grande personalità e carisma

La vita ti pone di fronte quest'essere non ben identificato e sfuggente, che cerca a tutti i costi di essere perfetto e non lo è, neanche sfruttando fino all'osso il suo cervello.
Ogni aspetto di lei ti tormenta: non è perfetta, non tenta di nasconderlo, tenta di migliorarsi e non riesce. Non ti chiede aiuto, non è nel suo DNA. L'hai capito ormai, che lei non sarà preda facile.
Non si piegherà mica a due battute! Non è come gli altri di cui ti circondi.
La analizzi, fai di lei merce di scambio con battute insulse, ancora niente di lei ti soddisfa. Soffre in silenzio. Si sfoga solo quando il limite è davvero superato. La guardi, arrossisce e sta in silenzio.
Ti irrita in una maniera che non riesci a spiegare. Sta ancora conquistando quei centimetri di terreno che tu credevi di possedere, stai lì ad osservarla, non è tipo da rispondere. Questo ti ferisce, lei deve soffrire esplicitamente.
Ti sei guardato allo specchio ancora una volta. Ti viene solo in mente che devi mandarla a quel paese un'altra volta, farla sentire stupida ancora. Almeno farla apparire stupida, almeno questo... ti rimane così poco per distruggerla. Hai capito che crollerà, e ti sfugge il perché profondo della sua resistenza.
Ti guardi ancora, la verità è che la adori.
Che dietro allo sguardo assente ci sia un mondo è ovvio, ma è più semplice aspettare ancora l'ennesimo pretesto per offendere le sue origini.
Che lei abbia un suo mondo a te precluso è ovvio, ma è più raggiungibile la sua sofferenza.
Per conquistare la fiducia di quelli là devi escluderla ancora, è un calcolo già affrontato.
Lei darà ancora l'impressione di sapere dietro all'ennesima etichetta insoddisfacente compilata da un estraneo. La verità è che la adori e tutti hanno compreso.
Che tu sia solo, è un fatto ovvio. Preferisci circondarti di falsi piuttosto che aprire gli occhi. Tutti sanno di te quello che tu dai a vedere, e dietro l'immensa conoscenza che pensi di essere riuscito a coltivare, la trama di contatti che ti sei costruito è solo un vetro oscurante la tua vera natura.
Che lei ti abbia capito è un fatto ovvio, ma è più semplice prendersela con lei che imparare a conoscerla. Allinearsi all'opinione altrui è fin troppo comodo.

M.

sabato 25 ottobre 2014

Password fragile

Non ti ho detto niente quando sei andato via: trattenere le lacrime era difficile, il mondo mi sembrava un luogo terribile e tu mi guardavi con amore immenso. Le persone attorno a me non avevano più un alone di mistero, capivo solo allora quanto mi avessero ingannata. Tu, solo tu mi vedevi.
Password fragile: il mio mondo è nelle loro mani. Mi guardano e comprendono, mi scrutano e mi analizzano, non ho filtri, non ho menzogne da utilizzare a mio piacimento.
Vorrei cifrare il mio destino e la mia anima. Celare veramente il mio pozzo di infiniti desideri.

I'm back. 
M. 

mercoledì 8 ottobre 2014

Una voce senza volto

Per ciò che credi di valere
o essere, per sogni o glorie vere
e non vane,
a questo devi i tuoi sorrisi,
le tue conquiste,
i tuoi nuovi mondi, le scoperte, gemme
che di urla non necessitano
per essere assaporate.
Tu conosci già la strada,
e dei gesti eclatanti potrai fare a meno.
Saranno queste parole nuove o inutili?
Non posso che aspettare
o credere di aver compreso
che con la disperazione
non si ottiene nulla,
ma di queste parole ti chiederò di aver cura.
Essendo donne, non siamo fatte per ridicole
esternazioni.
Siamo libere, ma non abbastanza,
devote mai.
Ascolta una voce senza volto,
sorridi, ama, vivi,
come insegni a gran voce.
Il tuo silenzio, però,
sarà nutrimento per tutti.

martedì 23 settembre 2014

È inutile...

Ascolto qualche nota e rinasce in me il desiderio. Io credo che il desiderio di esprimermi attraverso la mia voce sia qualcosa di innato. Si dice così, giusto? La musicalità, il senso del ritmo, incubato dentro di me, che ho così tanto rinnegato...
Deve essere una qualche patologia clinica, quella che mi ha convinta ad accantonare tutto ciò che concerne l'arte e l'espressione libera, che siano esse musica, scrittura o disegno. Dietro le buone intenzioni si nasconde il marcio: quella dentro di me è una guerra civile senza fine.
Vedo che tutti, attorno a me, sono capaci di dare all'arte un ruolo di valvola di sfogo. Adesso mi sto limitando, ad esempio: sto usando un gergo quasi tecnico, è un tema di italiano non assegnato. Ho ricevuto fin troppe critiche sulle mie frasi infinite in anni scolastici. Fortuna che, essendo un tema assegnatomi dalla mia coscienza, il fuori tema non sia contemplato!
Come fanno a conciliare l'arte e lo studio? Ecco, mi ritrovo sempre qui, a 25 anni, a farmi la stessa stupida domanda che mi tormenta dai 16, davanti ad una lavagna, canticchiando Killing me softly dei Fugees, per un compagno di classe chitarrista, ai tempi estasiato dalla mia voce.
Dissi "non posso", come fanno le brave ragazze con genitori non permissivi, come se quella fosse la vera ragione, come se psicologi mi stessero dettando l'atteggiamento adatto per nascondere la fiamma che mi bruciava dentro: scrivere le mie poesie, musicarle e cantarle. Eccolo, spiattellato qui, alla mercé di un pubblico esiguo ma presente, il mio desiderio da ragazzina.
La secchiona che c'era in me sapeva... Lei sapeva che era l'unica strada da percorrere. Quando hai un desiderio così grande, così intenso, non puoi ridurlo ad un hobby, non puoi limitarti all'infinito, non puoi fare dei casting per reality show travestiti da talent: no grazie.
Ogni volta che ho tentato la strada dei gruppi, le bolle di sapone dei sogni in grande si sono infrante, rovinosamente, per me, anche prima di cominciare.
Eccomi qui, piccola lamentevole ragazza, nel mio metro e cinquantotto cose da fare... vorrei staccare la spina, viaggiare, cantare, perdermi e ritrovarmi, come una ragazzina di 16 anni si meriterebbe,


martedì 16 settembre 2014

Liber(azione) 2, la vendetta

Non scrivo di me perché ho paura.
Le parole scorrono silenziose, ritmate, intimamente legate. Non guardo, non vedo, le mie mani fanno il loro lavoro senza bisogno di ricontrollare.
La punteggiatura scorre, stranamente regolare. Ho aspettato pazientemente come un killer con la sua vittima, così ho atteso che arrivasse il momento e che le parole ordissero il loro tessuto di sogni.
Come un gioco di seduzione, come un balletto di burlesque, così, con calma, lasciano trasparire il messaggio.
L'attesa fa di me peccatrice, usurpatrice di un mondo segreto, in un modo che, ad oggi, non riesco a spiegare. Di questi miei peccati non ho mai scritto, ma non sono qui per purificarmi.
La mia non è una confessione, è un'ammissione di colpa. Ciò che mi nego è la libertà vera, lascio i miei sogni condurre questa diretta televisiva, narrare ciò che io stessa non riesco ad ammettere. Le mie parole conoscono bene il loro mestiere negato, la loro libertà.
Il dualismo che ho sempre vissuto mi ha rovinata.
Non è possibile vivere in questa schizofrenia non diagnosticata.
Non è possibile essere scienziati e poeti.
Non è possibile negare la logica per poi applicarla.
Ho liberato un mostro... ma sono viva. 

p.s. nel caso in cui voleste "acculturarvi", questo è il primo spunto alle mie riflessioni schizofreniche: Liber(Azione).

domenica 7 settembre 2014

Trenta giorni di indivisibile felicità

Tutto il mio mondo
si rifletteva sull'acqua.

Un mondo trasparente
stava lì, su di me,
attorno a me,
mi attraversava.

Così come quel mondo
tu mi guardavi,
il sorriso beffardo
a malapena nascondeva
la tua commozione.

Tutto il mio mondo
si rifletteva sull'acqua.

Trenta giorni di indivisibile
felicità, la nostra impalpabile
illusione, la sola figura retorica
che mi resti addosso.

Così, beffarda, fuggito via,
come l'unico profumo
così trasparente,
così vero,
così reale,
da nascondere a malapena
la mia commozione.

Lo lascerò lì,
nascosto,
dove solo tu puoi ridargli vita.

sabato 16 agosto 2014

Dichiarazione d'intenti

Indosserò l'abito delle feste
giungendo come vento
in una sera tiepida d'estate.

Scrutando la via
in cerca di un braccio da cingere
non ancora usurpato,
così aspetterò di essere sostenuta
in questo cammino tortuoso.

La via è lastricata di sogni
e delusioni, ogni pietra saldata
all'altra dai nostri rimpianti.

Sebbene io sia qui a chiedere pietà
per gli errori che come ogni essere umano
compio, per tutto ciò che nessuna melodia
può nascondere o attutire,
per ciò che non abbiamo saputo spiegare.

Ciò che voglio è piegare
la sfiducia, ciò che bramo è già stato
assegnato ad un'altra.

Mi specchio tra fiori bianchi
di vecchiaia, la mia immagine in bianco e nero
ti arriverà distorta dai ricordi, sepolta
e mai morta sarò vedova ma ancora moglie
camminerò quella via da sola ma felice,

in attesa di nessuno,
coerente con me stessa,
mai stanca di aspettarti.

giovedì 7 agosto 2014

The place where you belong

Un silenzio solitario:
è realmente ciò che sento in questa quiete?

Finalmente la via del ritorno
è pronta ad accogliermi,
mi guiderà verso casa.

Dove ogni foglia è poesia, 
dove il mio cuore non è in frantumi,
dove il passato mi raggiunge fra le onde,
e le storie da raccontare 
non sono ancora state concluse.

The place you should come back 
is the place where you belong.



domenica 20 luglio 2014

Come l'edera d'inverno

Questa è la prefazione alla raccolta di poesie, mai ricopiate in forma elettronica, che strappai e gettai attorno ai 15 anni perché non mi sentivo abbastanza in gamba da poter pubblicare. 
Una prima bozza della prefazione fu scritta stranamente al pc, e poi lasciata nel dimenticatoio.
Ripresa in mano qualche anno dopo, rimaneggiata per la seconda raccolta che avrei voluto intitolare "Come l'edera d'inverno". Ritrovandola oggi, non ho potuto fare a meno di condividerla con voi. 


Vicino al cancello arrugginito cresceva l'edera, era strano per me vedere l'edera d'inverno. Era strano quel colore, quelle foglie pallide ai bordi, così lucide. 
Mi ricordo che da bambina, quando passavo per quella stradina, le fissavo... era un'immagine tremendamente poetica, anche troppo per una ragazzina di 11 anni. 
Il muro a secco era fatto da pietre chiare, e niente poteva scalfirlo. E' ancora lì, quel muro. Non so se l'edera ci sia ancora.
Stanno riaffiorando dentro di me tanti ricordi, come se di fronte a tutti i miei pensieri la mia mente mi stesse dicendo di fermarmi, di ricordare quanto fossi spensierata, quando non capivo come riuscissi a scrivere poesie, quando non riuscivo a spiegarlo.  
Non riuscirei a spiegarlo neanche oggi, perché ogni volta che ne parlo, del mio voler scrivere, mi sento dire che la poesia non vende, o che la poesia non mette il pane in tavola. E' così, ma non cambierà mai ciò che sento dentro, non mi cambierà mai nulla. Neanche la scienza. 
Non si può cancellare una persona. Come quel muro, la poesia è sempre con me. Anche se, come quell'edera d'inverno, non restasse altro che un ricordo.
M.

Monumento

Di questa torre di Babele di difetti, 
conosco per filo e per segno
architettura e struttura.
Di fronte a questo bel monumento
alla mia insufficienza,
mi prostro incolume.
Guardala!
Pronta ad essere nuovamente calpestata, 
chiederò perdono ad un dio inesistente,
e lo amerò ancora perché così 
mi ha costruita.
E di questo monumento
farò polvere e macerie, 
carnefice di una oggettiva sconfitta
ad armi impari. 
Arriverà una nuova pretendente
al mio posto, un'altra copia
a te devota come mai altra
sul tuo pianeta di menzogna.
Del mio monumento al tuo orgoglio
cosa resterà?
Sarà la damnatio memoriae
che tu stesso mi hai inflitto tante volte,
nei tuoi frequenti abbandoni e ricerche
di degne sostitute.
Eppure, guardami!
Nessuna sarebbe degna di nota
se non fosse per la tua perenne
condanna a non essere mai degna.
La contraddizione che regna 
indiscussa nelle tue pretese
sarà la tua stessa condanna.
Con amore, 
come tu stesso mi hai insegnato.

mercoledì 9 luglio 2014

D-o-n-n-a

DISCLAIMER: questo non è un post femminista. 
È solo un elogio alla mia categoria di appartenenza.
***

Scandiamo bene le lettere, diamo il giusto peso alla doppia "n" ed essendo siciliane esageriamo con una "d" doppia anch'essa. C'è una sottile differenza fra l'essere una vera "fimmina sicula" ed essere Donne. Non a caso la società sicula è ben lontana dall'essere un patriarcato. Politica a parte.
Il comando vero è sempre stato in cucina. La famigerata battuta: "tu, donna, in cucina", per me, è solo un elogio al comando matriarcale. Se proprio volessi essere offensiva nei confronti del genere maschile... Non sono il tipo. Evitiamo lotte intestine e insonnie varie (parlo per me).
Voglio solo parlare di Donne.
No, non parlo delle donnine in metro in shorts e con pochi pensieri in testa.
No, neanche delle sinistroidi della porta accanto con le scarpe da 400 euro e che puzzano come barboni.
Parlo di Donne, di mogli, di madri di famiglia, studentesse, e fiere single in carriera.
Donne che hanno cresciuto fratelli minori o accudito genitori malati.
Donne che hanno fatto da tramite in dialoghi inesistenti, Donne che passano dall'essere in carriera alla mattina all'essere sguattere alla sera, Donne che non si vergognano del vestiario da 1 € ma lo indossano come se valesse 1 milione.
Donne che aspettano la chiamata della vita, Donne che aspettano un figlio, Donne che crescono un marito, Donne che un figlio non possono averlo.
Ho visto le due facce della medaglia: donne del Sud e del Nord, stili e vite totalmente differenti.
Ma una donna, una Donna che vale, è Donna dovunque nel mondo.
E sì, signori, stasera sono in vena di banalità, ma solo perché il più delle volte mi ritrovo a vedere sviliti dignità e sogni, cadendo inevitabilmente nel mio solito stato depressivo acuto non diagnosticato.
Come quando la frase d'ordinanza è: "ma perché ti vuoi sposare?"o "che sei pazza a desiderare dei figli?" - inutili i commenti su certe perle di saggezza.
Ecco cosa credo: non cresciamo mai abbastanza per essere Donne.
Ne ho viste di ogni... ho desiderato essere chiunque, ma alla fine qui con me ci sto bene.
Tutto quello che mi blocca dall'essere davvero Donna è solo un classico "perché?" da scienziata incallita, che non mi piace in laboratorio (sono schematica, non interrompetemi, per Giove!) ma che applico fino allo spasimo nella vita.

Fine. Dovrei scrivere altro ma la donna M. è molto stanca.
E poi dicono che (non) sono bipolare...

M.


sabato 5 luglio 2014

La donna di scienza (la triste disfatta di un sogno)

La donna di scienza
corse lungamente su ogni insicurezza
che l'afflisse.
Scrisse delle sue paure per millenni
per poi calpestarle con rabbia.

Chiusa dentro l'ascensore
che l'avrebbe portata alla disfatta,
la carta da parati irreale
sulle mura del suo passato
una trama sbiadita.

La casa era diroccata,
lui era bello,
era distante,
non c'era niente intorno.

Il sogno si disfaceva pian piano,
le sensazioni così reali,
si svegliava nel piacevole dormiveglia,
e quell'uomo non sapeva niente di lei.

Era solo un uomo di sogno,
e così sarebbe rimasto immobile
nella memoria di una povera scienziata.

Tutto il resto era lontano,
era distante,
era buio,
era triste:

in questa solitudine
non c'è spazio per i sogni.

domenica 29 giugno 2014

Direttamente dai miei ricordi

Respirare l'odore della pioggia mi fa tornare bambina. I miei nonni paterni avevano un terreno nel siracusano, e andavamo sempre a passare giornate fra pizze fatte in casa, giochi, ginocchia sbucciate a turno per noi cugine e l'ammirazione sfegatata per il divino lavoro di ricamo della mia adorata nonna. C'era una tettoia in resina che si sorreggeva in parte sulla casa, in parte su un muretto inesistente di ferraglia per cemento armato. Un pergolato fai da te, insomma. Lì cresceva l'edera, che spettacolo divino. Mi ricordo delle lunghe pause pranzo con sedie a sdraio e una rinfrescante "farfalla" (credo si chiami davvero così) da irrigazione per allietare i pomeriggi d'estate. Arrivava settembre, mia nonna ricamava in qualsiasi stagione. Iniziava a piovere e potevi sentirlo nell'aria, la commistione fra l'odore degli arbusti di arancio potati prima della produzione autunnale e invernale, il carbone del forno a legna e l'odore della pioggia che arrivava. Mia nonna restava lì, imperterrita a ricamare. Aveva insegnato a mia madre, alle mie zie. Voleva insegnare anche a me, su mia esplicita richiesta, ma scrivendo "con la mano storta" (la mano sinistra, adattamento terrificante dal siciliano), le veniva difficile. Difatti sono autodidatta, per quel poco che so. Ma mi guidava, mi lasciava guardare, si rallentava e mi dava consigli... e quanti consigli!
Si teneva occupata, parlava di tutto, non guardava ciò che faceva, perché era il ricamo a dirle cosa fare, e quando lavorava a maglia, i ferri facevano per lei.
Mio nonno invece parlava, riposava, parlava, mi prendeva in giro perché mi incuteva un po' di terrore (ero una bambina). Si amavano follemente. Hanno avuto 7 figli, di cui 6 maschi in vita, e una femminuccia (che mia nonna aveva tanto desiderato), morta a soli 10 giorni. Hanno sempre avuto la devozione per i figli; mio nonno, poi, volendo evitare il pericolo della povertà e della fame (siamo nell'immediato dopoguerra) aveva piantato frutta e verdura di ogni tipo, cosicché non mancasse mai cibo in tavola. L'amore per mia nonna lo dimostrava a modo suo: piantò delle rose di vario genere e le curò fino a quando gli fu possibile. Non avrebbe mai potuto acquistare rose per mia nonna con le sue esigue finanze, ma così lei avrebbe ogni giorno avuto di fronte il suo amore per lei.
Ecco, in qualsiasi momento della mia vita ho desiderato questo tipo di amore e devozione. Li ho conosciuti poco, in fondo, i miei nonni, però loro mi hanno dato un esempio incommensurabile di cosa l'amore sia, nonostante le difficoltà.
Mia nonna è morta di cancro al seno quando avevo solo 12 anni. Mio nonno l'ha seguita dopo sei mesi e un calvario di 3 per un'ischemia che lo ha reso totalmente incontrollabile e incapace di comunicare. Ricordo, prima dell'ischemia, di averlo visto fermo in un angolo, seduto su una poltrona, fissava il nulla. Non aveva più nulla da guardare.
Nonostante i miei zii non si curino più di quelle rose, vivono ancora. Così come l'amore dei miei nonni paterni vive ancora nei ricordi dei loro figli e dei figli dei loro figli. Così mi auguro di poterlo tramandare ai miei figli e che loro possano tramandarlo ai loro.
L'Amore vero esiste. Non è una leggenda. Farò di tutto per testimoniarlo.

M.

giovedì 26 giugno 2014

Per amore della "pace" (questa sconosciuta)

L'educazione che i genitori danno, poi l'esperienza (delusioni, fregature, perdite irreparabili): questi e tanti altri fattori fanno una persona. 
Le sue debolezze, la sua fragilità, il modo in cui reagisce alle situazioni. È tutto banale, scontato, ma non sempre. Ci sono persone che di natura stanno zitte, per amore della "pace". Ecco, io appartengo a questa categoria. Se mi aveste sentita sbuffare, sfogarmi, tranquilli... è un decimo di quello che tengo dentro. E perché sono così? Mi hanno insegnato il valore dell'Impegno e del Sacrificio, della lotta per i propri Ideali, purché quegli Ideali siano valevoli di cotanto Impegno e Sacrificio. 
È tutto qui. Mi butto a capofitto nelle situazioni, non mi sento mai "abbastanza", tutto il resto lo sapete. Mia madre si spiega sempre con detti e proverbi che mia nonna ripeteva sempre e, sfortunatamente, ho sentito troppo poco perché è scomparsa quando avevo poco più di 14 anni. So che mia madre così mi sta elargendo una saggezza che prima di essere stata sua è stata di mia nonna e... andremmo avanti all'infinito. 
Le donne della mia famiglia sono speciali, ognuna a modo suo. Io mi escludo perché conoscendo le altre donne mi ritengo di un altro ramo famigliare. Magari sfigato. Anyway, il mio pensiero è quello di una donna... di una ragazza che vuole tanto per se stessa, per la sua famiglia, per tutto insomma. La voglia di migliorarmi e la perenne insoddisfazione mi rendono così esaurita. 
La mia totale mancanza di fiducia nel genere umano mi rende troppo permissiva non appena vedo uno spiraglio, fino a farmi del male perché fregata in pieno. Sono così.
È per questo che non mi ritengo né intelligente né furba. 
La troppa testardaggine poi, mi impedisce di imparare dai miei errori, quindi sono recidiva. 
Cosa ne traiamo, da questa ennesima accozzaglia di pensieri?
Vorrei un po' di tregua, vorrei essere vista per quella che sono, a tutto tondo, che le mie lacrime non fossero inutili e cancellabili chiudendo una telefonata, che le mie debolezze non fossero cestinabili quanto una libreria informatica inutilizzata e che questi pensieri non fossero solo destinati ad un pubblico che di me conosce tutto e niente, che legge questo blog in cerca, magari, di un po' di poesia e si ritrova un diario di una sfigata mezza schizzata sicuramente gelosa come se non ci fosse un domani. Stasera no, non era un momento poetico. 

M.

martedì 17 giugno 2014

M., il tuo sismografo preferito!

Se dovessi pubblicizzarmi direi qualcosa del genere:
"Vuoi subire sbalzi d'umore costanti che neanche tre donne (una incinta, l'altra in menopausa, la terza con la sindrome premestruale) sapranno darti? Vuoi ogni giorno una nuova crisi seguita da amore folle seguita da sproloquio intellettuale? Vuoi una pausa da tutto questo fatta di discorsi su figli e matrimoni? Sai dove trovarmi"
L'idea è stata gentilmente rubata al mio fidanzato, che ha deciso di spulciare nel mio blog e così mi ha definita: "quindi, sei il mio sismografo?"
Sì amore mio, sono il tuo sismografo preferito, caro mio!
Ogni volta che G. fa una battuta resto là a rimuginarci per giorni: sarebbe troppo semplice dire che voleva intendere solo quello, no?
Sono un sismografo ambulante, ogni mio pensiero è assolutamente l'opposto del precedente e del successivo, senza nessuna corrispondenza o simmetria. Sono fautrice del panico altrui, lo so!
E poi il mio blog è anarchico, giusto? Quindi posso sfogarmi a mio piacimento senza dover pensare alle conseguenze? Datemi una risposta affermativa, ve ne prego!
Oggi ha piovuto e i miei capelli erano perfetti, il che è un non-sense formato famiglia.
Salvo poi notare che avevo le occhiaie fino a... livello pavimento.
E non c'è niente di poetico in tutto questo.
Non posso esserlo sempre. Poetica, dico.

M.

lunedì 16 giugno 2014

Sposa

Appoggiata al riflesso scomposto
di tutti i miei inutili pensieri, 
l'infinito mondo che contro di me si pone 
a me si avvinghia sconvolgendomi 
nuovamente: mi troverai.

Sai cosa amo delle melodie,
dei ritmi non scritti. 
Sai dove troverai 
tutte le mie insicurezze.

Non scriverò in rima, 
non rispetterò nessuna ritmica.
Ti imploro di ascoltarmi 
senza nessuna regola
e priva di ogni abbellimento.

Scarterò il tuo regalo
più grande priva di speranze.
Sarò la vecchia canzone 
ascoltata nei momenti più tristi.

Stringendoti le mani 
solo con il mio pensiero,
volerò fra i sogni senza mappa
né direzione:
tornerò da te, per sempre.

Camminerò fiera,
attraversando la navata
dei nostri miseri desideri
irrealizzati.

Vestita di un amore
mai innocente;
sospesa dalle corde tese dei doveri
a noi esterni, vittima
e sempre carnefice del mio destino.

Sposa di un amore mai stantio,
stringerò ancora le tue mani,
anche quando per noia mi respingerai:
sarò sposa anche per te. 

Solo consumando con avidità 
i nostri peccati originali,
ci risveglieremo puri 
di innocente quotidianità. 

domenica 8 giugno 2014

Il principio di esclusione di Pauli

Non sono mai stata, non sono e non sarò mai femminista. Molti fatti nella mia indecente vita mi hanno posto di fronte alla certezza che qualcosa in me sia profondamente sbagliato. Sono sempre stata accomodante e nel mio stesso atteggiamento poi nasce subito una lotta, perché la libertà, interpretata in modo pessimo, si insinua come un serpente velenoso nelle persone che mi stanno attorno. Il rimorso mi brucia, la consapevolezza che quei limiti che così tanto mi pongo per me stessa, dovrei pretenderli anche dall'Altro: litigi, urla, attacchi di panico, tutto si insegue nella stessa sequenza ogni volta. E sono convinta di aver incontrato "persone giuste" ad ogni angolo. Bravi ragazzi, tutto il necessario per rendere la situazione abbastanza reale e anche con i dovuti accorgimenti nei confronti del futuro. Visto però che posso dire che la storia si ripete, tante, troppe volte, mi ritrovo a pensare se non sia poi in fondo io il problema principale. Lascerò da parte i discorsi sul romanticismo, sui miei interessi, le poesie, il canto e tutto il resto. Al mondo maschile non è mai interessato di me per questo. Non mi sono mai ritenuta brutta né Miss Universo, e so di avere innumerevoli problemi di autostima. Sono però giunta alla conclusione che pur essendo decente e pur potendomi specchiare la mattina senza svenimenti alla visione del mio riflesso, non sono adatta a stare in coppia. Sono qua a 25 anni con 1 milione di progetti che neanche Enzo Miccio, ma (s)fortunatamente un giorno sì e il successivo anche sto di nuovo a rimetterlo in discussione dalle fondamenta in su.
Ho sempre pensato che la Chimica fosse per gran parte filosofia, anche nella sua estrema razionalità. Dice il principio di esclusione di Pauli: "due fermioni non possono occupare lo stesso stato quantico simultaneamente", ovvero, traducendo il tutto in modo comprensibile, due elettroni con lo stesso numero quantico di spin non possono occupare lo stesso orbitale. Ancora complicato? Due testardi egualmente testardi non possono camminare mano nella mano verso l'infinito e oltre, devono perseguire necessariamente obiettivi opposti. E questa non sarebbe filosofia? Questa è psicologia, di quella spicciola e sempre veritiera.
Così le mie riflessioni si sono fatte pesanti, e pensieri che solitamente prendo alla leggera come un bicchiere d'acqua si sono rivelati 250 ml di mercurio. Non vi auguro di prendere in mano una boccetta di mercurio alla leggera. La sorpresa è servita.
Il fatto è che le relazioni a distanza non sono romantiche, sono la rovina, e per quanto l'amore ci sia, forte, possente, un macigno insomma, tutto sembra crollare alla prima difficoltà. Ogni volta diversamente, ogni volta pesantemente, e così due testardi, cocciuti, non possono semplicemente pensare di percorrere la stessa strada, neanche col pensiero. 
Quanto sarebbe semplice comportarsi come gli altri... una frase che mi ha sempre colpita del mio film preferito recita: "se sei fedele, sei sempre solo". Quant'è vero!

M.

sabato 24 maggio 2014

Le mie paure

Sono qui dentro, imprigionata,
non mi vedi?

Le paure si stanno sommando, 
e si stanno avverando, 
pian piano, sfiorando
ancora le mie debolezze,
avvicinandosi con uno scatto, 
correndomi dietro,
ed io non riesco più a correre,
sono stanca di fuggire.

Sono qui al centro, nei tuoi pensieri,
non mi vedi?

Le paure mi stanno accecando, 
e ti stanno in qualche modo cancellando, 
pian piano, colpendo
ancora le mie debolezze,
trascinandomi con nel loro baratro, 
colpendomi, feroci,
ed io non riesco più a fermarle,
sono stanca di lottare. 

Gli occhi, 
le mani, tutto di me 
sta sfuggendo al mio controllo:
questa mia paura,
che si è impossessata di me, 
mi sta privando anche di te. 

martedì 20 maggio 2014

Lotta impari

Farò attenzione ad ogni cosa,
prenderò nota di ogni problema sorto,
calerò me stessa nella situazione, 
cogliendo falle, riparando laddove possibile.

Ogni volta che metto in pratica un nuovo metodo, 
mi calo nella parte, e poi, d'improvviso,
crolla tutto, crolla anche quel poco che è rimasto di me,
e delle mie preoccupazioni, e delle mie liste, 
non resta che il panico, 
la mano senza forza che ancora fisso, 
ancora interrogo:

"Perché mi fai questo?
Sto solo tentando di vivere la mia vita". 

domenica 4 maggio 2014

Buon compleanno, egoismo (di sorelle e altri traumi)

Mentre mi dicevo quanto tutto questo fosse sbagliato, ho iniziato già a scriverti, così come ho fatto mille altre volte, evocando in me quel senso di delusione totale che provai in quei giorni, quando decisi di rompere tutti i legami con te. La verità è che tutto quello che "formalmente" si fa, almeno con me, non si riflette nella verità delle cose. Per cui ti cerco, nelle foto e nei vecchi ricordi, e mi chiedo ancora come tu possa aver fatto quello che hai fatto, come tu possa aver cercato di affossare in me ogni stupido briciolo di autostima, quella che già avevo ai minimi storici.
E lei, lei che ti vuole ancora così bene, come le puoi fare questo? Mi chiedo ancora come tu possa star lì a contaminare ogni spazio altrui, usurpare gruppi di amici e mettere te stessa al centro, così come hai tentato di fare col mio fidanzato, come se fosse stato di tua proprietà... ogni tanto mi ritrovo a pensare a quei patti di sorellanza, eravamo delle bimbe, la verità è solo questa. E io, così stupida, da affidarti il mio cuore, affidandoti lui.
Io ti dicevo che in fondo eravamo come sorelle, nate a due giorni di distanza, così amiche, così legate da completare l'una le frasi dell'altra. Ci conoscevamo troppo bene, ci volevamo bene di un bene fraterno. Come hai potuto farmi quello che hai fatto... ti sei cambiata e forgiata a suo piacimento, rendendo superflua la mia onnipresente lontananza, e "menomale che ho lui" mi dicevi, e no, non ce l'hai mai avuto.
La delusione di lui nel sapere ciò che mi hai fatto, ti sei mai domandata cosa hai provocato in lui?
Ti aveva affidato confidenze, dubbi... e tu li avevi usati per farmi del male, gratuitamente.
E io, tua "sorella", come ha potuto tua "sorella" sopportare tutto questo, senza che tu facessi niente?
Ti penso ancora, ti rivedo ancora, sorella mia, ma preferisco pensare che tu sia morta, perché è meglio così, che pensare al peggiore dei tradimenti, al peggiore degli omicidi.
Buon compleanno, egoismo! Spero che nel tuo mondo tu non sia sola, ma tranquilla, a comunicarla agli altri, la solitudine, sei bravissima, con me avresti meritato il premio Nobel.

M.

domenica 27 aprile 2014

Un buon motivo per pubblicare una poesia non mia

Mia sorella studiava francese e io avrò avuto sei anni (o un'età molto simile). Ebbene, la suddetta mia adorabile sorella maggiore doveva imparare la famigerata "Cet amour" di Jacques Prèvert a memoria. E io, piccola ingenua, la imparai a memoria. Lei no... ma non è un problema al momento, visto che la mia cara DoppioGeffer mi ha nominata per il contest "neknomination" o per meglio dire... "blogger'sbooknominationprisencolinensinainciusolohright" (cito dal suo blog). 
La nomination mi obbliga, accettando la sfida, a pubblicare la poesia che più mi piace entro 24 ORE, specificando altri cinque blogger da coinvolgere. Nel caso la sottoscritta avesse deciso di non accettare la sfida, avrebbe dovuto regalare alla cara DoppioGeffer un libro. No, cara... non stavolta! Ora, visti i precedenti miei storici storicamente comprovati, potrei postare la poesia in lingua originale, ma non voglio assillarvi. Quindi, che traduzione italiana sia!

QUESTO AMORE
Questo amore
Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore cosí bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perché noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Perché noi l'abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo
E tutto soleggiato
E' tuo
E' mio
E' stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l'estate
Noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire
il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l'ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me e per tutti gli altri
Che non conosco
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi ti abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.

p.s. cara DoppioGeffer per oggi non costringerò nessuno a regalarmi un libro. Per oggi... un'altra volta, chi lo sa!!! 

M.

domenica 13 aprile 2014

Dove sei per me

Nell'attimo di apnea prima del respiro seguente,
nella pausa tra due battiti del cuore, 
nel calore di due mani che ancora non si sono sfiorate,
lì ti sento arrivare, 

così, da lontano, giungi tra i miei pensieri,
capovolgi ogni impressione e ricominci ad amarmi
come se non fosse passato altro che un istante
nella nostra infinita distanza. 


lunedì 31 marzo 2014

L'attimo prima

Tenevo fra le mani le sue dita, 
la sua mano era pesante 
e lieve nello stesso momento.
Quell'attimo che precede il suo riposo.
Quanta bellezza per una frazione di secondo!

Quanti particolari si notano senza che sia necessario guardare l'altro dormire?

Riuscirei a descrivere con dovizia di particolari
tutti gli ispessimenti della pelle fra le sue dita,
e il ritmo dei suoi respiri,
e la bellezza delle proporzioni del suo viso.

Chi non sa che per capire l'Altro bisogna osservarlo ad occhi chiusi...

Conosco a memoria
la regolarità dei suoi esercizi mai studiati 
di ritmica sulle mie mani,
e la variazione impercettibile del suo respiro
nell'attimo prima di prender sonno.

Parlavo sempre con lui di me, proprio quando oramai non se ne accorgeva più.

La passionalità e le sue abitudini sempre nuove,
quanto fosse semplice farlo sorridere 
in quel nostro piccolo mondo,
quando ogni sussurro era un marchio indelebile sulla pelle

...e sapevo ancora come fosse essere la sua dea. 


giovedì 20 febbraio 2014

L'esperta di scienza

Il corredo pronto
chiuso nell'armadio dei ricordi.
L'abito della madre
che da sempre bramava
per il proprio matrimonio.
La lista degli invitati
chiusa nel cassetto dei rimpianti.

L'esperta di scienza
sapeva tutto dei suoi desideri.

La guardai fuggire con una bimba
in braccio, gli occhi risplendevano
di un azzurro accecante,
la bimba con il mazzo di rose bianche
tra le mani.

La bimba e i suoi ricci neri,
gli occhi azzurri, il vestito candido,
quella rosa rossa sul basolato lavico.
Cadde d'improvviso, la madre accorse.
"Chiara, andrà tutto bene",
sussurrò alla bimba con la rosa rossa
fra le mani, e il vestito candido e rosso
di un dolore innocente.

Io, spettatrice inconsapevole
di quel dramma già scritto,
la guardai camminare inciampando più volte
sui suoi tacchi tra le fessure del basolato.

La donna di scienza mi fissò
per un attimo, la bimba mi porgeva
la manina piena di graffi,
"Andrà tutto bene", mi disse
piangendo.

La madre mi porse la bimba
e scappò, cadde, si rialzò;
mi guardò da lontano
e prosegui la sua fuga.

Mi sedetti sconvolta
sul basolato, la bimba
mi guardò sorridendo:
"Mamma, chi era quella signora?"

domenica 2 febbraio 2014

(Liber)Azione

E' inutile: viviamo in un mondo laddove non si insegna il valore del sacrificio e dell'impegno, dove un sorriso ammiccante ad un professore vale più di un'egregia preparazione, dove conta più il numero di battute e l'interesse suscitato tramite la propria faccia tosta che il valore reale di una persona.
Se l'abitudine alla libertà ci ha davvero forgiati ad una misera esistenza, se la società dei bisogni superficiali ci ha dato la democrazia e il modo per disonorarla, noi cosa siamo?
Potrei mettermi qui a dire cosa sia giusto e cosa no, ma tutto ciò che al momento posseggo è racchiuso nell'educazione che i miei genitori mi hanno impartito, e poche altre nozioni che su me stessa e solo così ho potuto imparare. Quindi, non sono io a poter impartire lezioni, perché non ne sono capace. Anzi, sono la calamita per antonomasia per le reazioni catastrofiche ai miei tentativi di insegnamento.
Sono solo una ragazza che ha imparato la lezione?
Forse è davvero così, sono una brava studentessa ma non posso neanche ambire ad essere un chimico.
Forse non riuscirò mai a pubblicare un pezzo di carta col mio nome sopra e accantonerò i sogni di gloria per l'ennesima rinuncia o sacrificio che solo io metterò sul mio conto perché così mi è stato insegnato.
Accetterò che avere figli significa perdere il lavoro e che avere una famiglia per uno scienziato è disonorevole, accetterò che avere fede in qualcosa di più alto significa non credere nella scienza.
Accetterò questa valle di lacrime che mi sono creata perché non credo nella banalizzazione del concetto di libertà, di fedeltà o di rispetto.
Accetterò di essere considerata poco meno di una vagina con un essere umano attorno, tanto da non essere degna del mio stesso cognome ma solo traslata a proprietà della persona che amo.
Accetterò che essere nata al Sud significa conoscere meno e male, che la cultura non mi è avvicinabile e che è possibile umiliarmi a piacimento in nome del fatto che non posseggo una Poltrona e forse non ce l'avrò mai.
Accetterò che l'amore è rinuncia solo per la donna e che l'uomo deve essere soddisfatto a proprio piacimento, mentre la dolcezza per un uomo deve essere provocata dal perfetto atteggiamento sottomesso,

OPPURE NO.

M.

giovedì 23 gennaio 2014

Pensieri condivisibili (oppure no)

Dall'alto del mio metro e cinquantotto cose da fare in questo pomeriggio, mi son guardata allo specchio e ho visto una vecchia ragazza.
Il mio blog anarchico e spopolato chiede pietà. Non so neanche perché lo tenga aperto, tanto sono impegnata.
Allo stesso tempo confidando le mie paure ad una certa DoppioGeffer [messaggio promozionale: VISITATE IL SUO BLOG. Sì, è UNA MINACCIA] qualche tempo fa mi ritrovai a dirle queste cose e lei col suo solito "spirito di conservazione rarità letterarie" (grazie :D) mi chiese di lasciare questa prova della mia esistenziale esistenza. Il che mi fa sentire esistenzialista. Data la profondità dei miei discorsi, mi pare ovvio!
Io non sono ironica. E questo credo si fosse capito dal mio blog. Sì, lo so... sono più emo degli emo di metà anni 2000. Ahimè, me ne rendo conto.
Vi chiedo perdono, anche se non è nello spirito del mio povero blog anarchico, ma è nelle mie corde.
Mi analizzo e mi analizzo ancora, e cerco con tutta me stessa di liberare qualcosa che so di avere dentro, che ho voluto assopire per così tanto tempo che... forse non sono più abituata.
E lo so, lo so che forse tutto questo è stato già scritto! Mi spiace.
Il fatto è che, come dicevo nel mio incipit, mi sento vecchia.
E, a 24 anni, è terrificante.

M.

sabato 18 gennaio 2014

Distacco

Era solo un umile servitore
del mio egoismo.
Così il sole dei miei giorni più bui
si sedeva con me a parlare
del futuro, ma da esso 
perennemente si escludeva.
Il crudele giorno dell'addio
non piansi. 
Non chiesi perdono delle mie colpe,
non diedi a lui nessun segno di pentimento,
né lui lo fece.
Restammo chiusi nel nostro silenzio,
nel legame che tra noi irrimediabilmente 
si sgretolava.