venerdì 25 ottobre 2013

Il finale che (non) c'è

Giocherellava con la stessa ciocca di capelli ormai da un'ora, aspettando il collega di corso e l'amico di lui. I suoi genitori avevano già cenato mentre la sorella la fissava spiando la sua ansia per questo, oramai, secondo incontro. Alla tv il telegiornale che non stava neanche guardando.
Il sabato prima quel collega aveva aperto uno squarcio nel suo cuore, solo con una stupida offerta di un passaggio. C'era qualcosa di inaspettato per lei, che aveva preso una cotta per un ragazzo impegnato, come nel peggiore dei suoi incubi. C'era qualcosa di inaspettato e di fresco, nuovo e intenso, come un profumo di cui mai più avrebbe dimenticato la fragranza. L'odore di quell'uomo che non avrebbe mai riconosciuto in nessun altro.
Non sapeva neanche come salutarlo, avevano parlato per tutta la settimana durante le pause fra una lezione e l'altra, scoprendo di volta in volta qualche interesse in comune o qualche tratto di carattere simile. Testardi entrambi, ma in maniere differenti.
Lui, come già annunciava il suo aspetto, era una personalità imponente, un Uomo con la "U" maiuscola perché nella vita aveva affrontato fin troppi sacrifici da lui non desiderati.
Lei, piccola di statura come anche il suo coraggio, ma forse era proprio questo a rendere così speciali i suoi picchi d'orgoglio, sebbene le sue pene d'amore perenni e la perenne mancanza di voglia di affrontare certi problemi famigliari l'avessero quasi assopita.
Così loro ballavano in un'armonia che non potevano comprendere in quel momento, e che probabilmente non avrebbero mai compreso. Sapevano solo vivere quegli attimi di perfezione nelle loro vite imperfette. E lei che per prima aveva scoperto quel tesoro non volle lasciarlo scappare, dandogli il coraggio che lui non riusciva ad avere proprio laddove l'occasione non solo si faceva unica ma soprattutto preziosa come una gemma rara.
Ciascuno aveva preso la vita dell'altro individuo e l'aveva resa la propria, ciascuno aveva stretto le mani dell'altro con l'intento di non lasciarle più.

La vita ci mette del suo per separarci... ma questo non vuol dire necessariamente darle ascolto.
M. 

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