Passa ai contenuti principali

Il finale che (non) c'è

Giocherellava con la stessa ciocca di capelli ormai da un'ora, aspettando il collega di corso e l'amico di lui. I suoi genitori avevano già cenato mentre la sorella la fissava spiando la sua ansia per questo, oramai, secondo incontro. Alla tv il telegiornale che non stava neanche guardando.
Il sabato prima quel collega aveva aperto uno squarcio nel suo cuore, solo con una stupida offerta di un passaggio. C'era qualcosa di inaspettato per lei, che aveva preso una cotta per un ragazzo impegnato, come nel peggiore dei suoi incubi. C'era qualcosa di inaspettato e di fresco, nuovo e intenso, come un profumo di cui mai più avrebbe dimenticato la fragranza. L'odore di quell'uomo che non avrebbe mai riconosciuto in nessun altro.
Non sapeva neanche come salutarlo, avevano parlato per tutta la settimana durante le pause fra una lezione e l'altra, scoprendo di volta in volta qualche interesse in comune o qualche tratto di carattere simile. Testardi entrambi, ma in maniere differenti.
Lui, come già annunciava il suo aspetto, era una personalità imponente, un Uomo con la "U" maiuscola perché nella vita aveva affrontato fin troppi sacrifici da lui non desiderati.
Lei, piccola di statura come anche il suo coraggio, ma forse era proprio questo a rendere così speciali i suoi picchi d'orgoglio, sebbene le sue pene d'amore perenni e la perenne mancanza di voglia di affrontare certi problemi famigliari l'avessero quasi assopita.
Così loro ballavano in un'armonia che non potevano comprendere in quel momento, e che probabilmente non avrebbero mai compreso. Sapevano solo vivere quegli attimi di perfezione nelle loro vite imperfette. E lei che per prima aveva scoperto quel tesoro non volle lasciarlo scappare, dandogli il coraggio che lui non riusciva ad avere proprio laddove l'occasione non solo si faceva unica ma soprattutto preziosa come una gemma rara.
Ciascuno aveva preso la vita dell'altro individuo e l'aveva resa la propria, ciascuno aveva stretto le mani dell'altro con l'intento di non lasciarle più.

La vita ci mette del suo per separarci... ma questo non vuol dire necessariamente darle ascolto.
M. 

Commenti

Post popolari in questo blog

Il peso delle parole non dette

Riesco a immaginare la tua immagine rabbiosa, i tuoi capelli scompigliati, le mani spaccate dai pugni scagliati sull'armadio, lo stipite della porta che non è mai stato riparato, i miei ultimi enormi regali sparsi per la stanza, il silenzio dentro alle tue cuffie, la tua testa che scoppia al mio pensiero.
Riesco a immaginarti in tutto quello che mi hai detto e in tutto quello che non mi hai detto mai, che hai detto a tutti fuorché alla persona alla quale avrebbe avuto senso comunicarlo, la triste lista di particolari di tradimenti mai avvenuti e mai consumati coi quali molto lontano da qui sanno tutti come additarmi come meretrice. Vorrei non fartene una colpa, del fatto che dici a tutti di volermi denunciare, che tutti sappiano dettagli della mia vita privata senza che ti abbia autorizzato a parlarne, delle mie confidenze, di tutto.
Vorrei lavare con l'acqua di un'ennesima doccia il dolore che provo per ciò che vorrei non sapere che tu stai dicendo in giro di me, ma che s…

Avanti il prossimo

A un certo punto ti stanchi di rimandare i tuoi sogni a settembre, alla prossima stagione, alla prossima volta, alla prossima occasione che non ci sarà mai. È inutile mentire a se stessi di fronte all'evidenza, ascoltare l'inesorabile passare del tempo tintinnare crudele che comunque è tardi. Ti lasci andare, cambi strada, ricadendo negli stessi errori perché il tuo carattere è più forte dell'esperienza e tu sei più fragile di quelli di cui ti circondi e ai quali hai dato fin troppo poco spazio per cercare di comprenderlo. È la tua fine, parli del niente e tutti sembrano sapere tutto. Resti là, impietrita, un'altra volta. Rivestita dei tuoi racconti futili, dei tuoi sogni di bambina. Ti sembra di rivedere come in un film tutte le tue delusioni, tutti i tuoi errori, il tuo cuore prostituirsi per un briciolo di affetto, perché sei fottutamente complicata e sarebbe terribilmente semplice risolvere i tuoi problemi. Non hai le forze, la voglia, di spiegare. Lasci tutti atta…

Amo credere

Ero rimasta tutto il giorno a letto, sfatta dalla situazione e dal silenzio che ci sovrastava. Amo credere che sia stato il giorno più bello della mia vita, il giorno prima, nella pace e in quello stesso silenzio, che così tanto mi abbagliava, come il più cocente e il più sperato di tanti identici raggi di sole.
Aveva uno sguardo diverso da quanto potessi in quel momento ricordare. Gli echi di anni e anni prima mi rimescolavano dentro, rievocati a poco a poco in quel quasi celestiale silenzio, animata dal desiderio non fine a se stesso di sentirmi viva e amata, scoprendomi per una volta quasi viziata da un uomo del quale mai avevo avuto modo di immaginare i reali sentimenti.
Restavo per una volta immobile ma non immobilizzata, prigioniera di un sogno ed in qualche modo libera, di poter dire tutto ciò che speravo, che volevo, che... non lo so.
Era diverso dall'uomo che ricordavo, eravamo diversi dopo anni di separazione, voluta dal destino, dal caso, dalla sua volontà, portato com&…