giovedì 31 ottobre 2013

Un cuore e una capanna

Una goccia, due gocce... mille e mille volte mi sono soffermata a guardare le gocce appiccicate al vetro, per mille e mille ragioni chimiche che ora non ho voglia di spiegare. E' stato un periodo piovoso, sfortunatamente non solo fuori dalla mia finestra.

L'anello troppo largo, il mio cuore che qua dentro ci sta stretto.

Perché mi capita di scrivere in questo modo? Non lo so - e, ancora più grave - non mi interessa.
Mi piace interrompere il discorso coi miei pensieri non parafrasati, come fosse uno squarcio nel mio cervello. Mi piace, mi piace davvero tanto. 
A volte è un po' come una droga, scrivere, altre è davvero difficile. Che tu, proprio tu, non abbia come primo istinto per comprendermi, la smania di venire a spulciare un po' in questo mio piccolo angolo mi ferisce. Parlavi sempre di quanto fossi complicata, e questo, te lo assicuro, è l'unico posto in cui perdo il mio tempo ad analizzarmi.
Mi trucco sempre alla stessa maniera, mangio quel tanto che mi serve, mi lavo, mi vesto, esco di casa. Ogni mattina la stessa storia. So io cosa mi mancherebbe... te, accanto.
E scriverlo qui, per me, così, ora, col sole che schiaffeggia me e la mia cupa attitudine, è decisamente strano. Anzi, è STRANO. Rendo l'idea? Forse non abbastanza. 
Mi sono fermata a prendere un caffè fuori con una collega, mi andava. 
Mi ritrovo molte volte troppo sola perfino per riuscire a studiare, così, andando più a fondo mi sono finalmente resa conto di quanto tutto questo oggi mi appaia inutile. Ti voglio qui. Ti voglio con me.
Non è più neanche una questione di rabbia. E' una certezza. 

Sarò mai abbastanza importante da giustificare qualcosa di più di un semplice 'mi manchi'? 
M. 

venerdì 25 ottobre 2013

Il finale che (non) c'è

Giocherellava con la stessa ciocca di capelli ormai da un'ora, aspettando il collega di corso e l'amico di lui. I suoi genitori avevano già cenato mentre la sorella la fissava spiando la sua ansia per questo, oramai, secondo incontro. Alla tv il telegiornale che non stava neanche guardando.
Il sabato prima quel collega aveva aperto uno squarcio nel suo cuore, solo con una stupida offerta di un passaggio. C'era qualcosa di inaspettato per lei, che aveva preso una cotta per un ragazzo impegnato, come nel peggiore dei suoi incubi. C'era qualcosa di inaspettato e di fresco, nuovo e intenso, come un profumo di cui mai più avrebbe dimenticato la fragranza. L'odore di quell'uomo che non avrebbe mai riconosciuto in nessun altro.
Non sapeva neanche come salutarlo, avevano parlato per tutta la settimana durante le pause fra una lezione e l'altra, scoprendo di volta in volta qualche interesse in comune o qualche tratto di carattere simile. Testardi entrambi, ma in maniere differenti.
Lui, come già annunciava il suo aspetto, era una personalità imponente, un Uomo con la "U" maiuscola perché nella vita aveva affrontato fin troppi sacrifici da lui non desiderati.
Lei, piccola di statura come anche il suo coraggio, ma forse era proprio questo a rendere così speciali i suoi picchi d'orgoglio, sebbene le sue pene d'amore perenni e la perenne mancanza di voglia di affrontare certi problemi famigliari l'avessero quasi assopita.
Così loro ballavano in un'armonia che non potevano comprendere in quel momento, e che probabilmente non avrebbero mai compreso. Sapevano solo vivere quegli attimi di perfezione nelle loro vite imperfette. E lei che per prima aveva scoperto quel tesoro non volle lasciarlo scappare, dandogli il coraggio che lui non riusciva ad avere proprio laddove l'occasione non solo si faceva unica ma soprattutto preziosa come una gemma rara.
Ciascuno aveva preso la vita dell'altro individuo e l'aveva resa la propria, ciascuno aveva stretto le mani dell'altro con l'intento di non lasciarle più.

La vita ci mette del suo per separarci... ma questo non vuol dire necessariamente darle ascolto.
M. 

sabato 12 ottobre 2013

La diretta relazione

Delle anime che hanno trascorso
con me momenti di solitudine e musica
ricordo ancora incessante
l'incedere delle sue dita tra le mie costanti
disillusioni
indurite da quella musica fatta
di pause di presunzione.

E mentre quell'ultimo bacio
mi regalava una quasi-morte
tornò l'altro solitario
col suo costante incedere:
mi salvò.

Poi tu prendesti il suo posto,
e ciò che credevo oggi mi pare pura idiozia.

Dicono che la musica sia fatta di pause
ed io ne attenderò la conclusione,
chiedendomi se non sia ancora
la presunzione a determinarle.

C'è una diretta relazione
fra chi ha deciso di andare
e chi è stato abbandonato.

venerdì 4 ottobre 2013

Una circonferenza di niente

L'ho disegnata attorno a me, un po' come nella pubblicità, aspettando che qualcuno apprezzasse questo gesto. Ho costruito un muro di niente fra me e il mondo, interagendo quel poco che dovevo, per svegliarmi ogni giorno con la coscienza a posto. O così mi dicevo.
Sono una persona fedele anche a ideali sorpassati, e soprattutto, a persone che mi hanno già deluso e con cui ho chiuso. Ho messo in stand-by praticamente tutto.
Tutto questo niente inevitabilmente mi ha gettata in un baratro di solitudine, per quella stessa fedeltà non ricambiata. La fiducia in me stessa, per un po', è stata un optional da pagare a caro prezzo.
Dopo molto tempo ho recuperato quel po' di autostima necessaria a intraprendere un progetto nuovo (che non so dove mi possa portare), che mi sta facendo conoscere tanto; niente di più bello, per me.
Era ciò che sentivo di voler fare da tanto. Anche se, in tutta franchezza, dubito possa riempire quei vuoti che sento così terribilmente pesanti su di me.

M.