giovedì 19 settembre 2013

Dietro ai suoi occhi, infiniti come il mare

Ogni sera suo padre reclamava il silenzio,
mentre ricamava lenzuola per un corredo
che mai poté utilizzare,
ceduto perché non aveva nessuno da sposare.
La tela tesa come la pelle di un tamburo,
come i brividi che a tutti provocava
il rumore dell'ago che la trapassava,
così per ore lei attendeva.
Il suo uomo lontano, ingaggiato per la guerra
in mezzo a tanti uomini, lontano e irraggiungibile;
lo attendeva ogni sera, ogni mattina, ogni ora:
il ricordo sbiadito di una donna triste in una vecchia foto.

Raccontava delle rinunce che per lui aveva accettato,
quel suo talento accantonato, quella bimba morta
senza sapere cosa fosse la vita, quelle figlie
che solo dopo avrebbero capito cosa lei avesse subito.
"Sono un uomo" continuava a dire,
giustificando mancanze e vizi,
e lei attendeva, attendeva ancora,
che lui capisse, che lui la amasse.

La sua bellezza non sfiorì mai,
nonostante anni e sofferenze;
fu la pura ignoranza a portarsela via,
dopo anni e sofferenze aggiunte.

Ricordo il suo sguardo perso nel vuoto,
le dissi di non lasciarmi e che se fosse dovuta andar via,
avrebbe dovuto tenermi per mano in questa vita
o qualsiasi altra: così poco l'avevo veramente vissuta.
Vorrei poter avere la forza e il carisma
che la accompagnavano sui suoi tacchi,
col suo stile e la sua bellezza intrecciati,
celando un mondo dietro ai suoi occhi,
infiniti come il mare.

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