venerdì 27 settembre 2013

Giorno d'autunno

Dondolandomi sulla mia piccola
amaca intrecciata dai sogni,
vagando tra cumuli di desideri
inespressi.
"Vagando", così dicevo, "vagando
mi ritroverò di nuovo".
La luce fioca di questo giorno
d'autunno, nella sola figura retorica
che sappia utilizzare.
Sola e ritrovata, tra mille pensieri

e idee, e ancora sogni.

lunedì 23 settembre 2013

02:35

Il silenzio della notte
è fatto di tanti frammenti di cuore.
Il nostro silenzio,
lo conosco fin troppo:
è fatto di urla e parole sbagliate.
Ciò che ognuno di noi due coglie
è frutto del nulla
e di troppe parole
da noi mai dette.
Siamo il nulla.
Siamo tutto.


giovedì 19 settembre 2013

Dietro ai suoi occhi, infiniti come il mare

Ogni sera suo padre reclamava il silenzio,
mentre ricamava lenzuola per un corredo
che mai poté utilizzare,
ceduto perché non aveva nessuno da sposare.
La tela tesa come la pelle di un tamburo,
come i brividi che a tutti provocava
il rumore dell'ago che la trapassava,
così per ore lei attendeva.
Il suo uomo lontano, ingaggiato per la guerra
in mezzo a tanti uomini, lontano e irraggiungibile;
lo attendeva ogni sera, ogni mattina, ogni ora:
il ricordo sbiadito di una donna triste in una vecchia foto.

Raccontava delle rinunce che per lui aveva accettato,
quel suo talento accantonato, quella bimba morta
senza sapere cosa fosse la vita, quelle figlie
che solo dopo avrebbero capito cosa lei avesse subito.
"Sono un uomo" continuava a dire,
giustificando mancanze e vizi,
e lei attendeva, attendeva ancora,
che lui capisse, che lui la amasse.

La sua bellezza non sfiorì mai,
nonostante anni e sofferenze;
fu la pura ignoranza a portarsela via,
dopo anni e sofferenze aggiunte.

Ricordo il suo sguardo perso nel vuoto,
le dissi di non lasciarmi e che se fosse dovuta andar via,
avrebbe dovuto tenermi per mano in questa vita
o qualsiasi altra: così poco l'avevo veramente vissuta.
Vorrei poter avere la forza e il carisma
che la accompagnavano sui suoi tacchi,
col suo stile e la sua bellezza intrecciati,
celando un mondo dietro ai suoi occhi,
infiniti come il mare.

domenica 15 settembre 2013

Routine e futuro (in doppia copia)

Amo la routine. 
Voglio scadenze, voglio orari, voglio regole da seguire. 
Limiti in cui stare. Mi ci trovo bene. Mi calmano. Placano tutto... tutto il resto.

Mi perdonerà Oscar Wilde con le sue teorie sulle "scrivanie ordinate" (parafrasate all'infinito su tutto lo spettro di aspetti, oggetti e abitudini), anche se credo fermamente abbia ragione. Mi godo l'attesa di tutta questa accozzaglia di niente, anche se piena di impegni universitari.

Non vedevo l'ora che arrivasse l'autunno, ansiosa di quegli odori che solo l'autunno sa offrire, con quella luce un po' malinconica che... semplicemente, ci sta.

Così, piena di desideri da esaudire, attendo di poterli raggiungere passo dopo passo, aspettando quei passi che ci separano (sì, al plurale) da un qualcosa di puramente Nostro che non possiamo fare a meno di sperare.

Un anno fa, stanca della mia routine del "niente", stanca di un ambiente che mi soffocava a livello intellettivo, ho preso una decisione, ho fatto una scommessa con me stessa pagando 30 € presi direttamente dai miei risparmi, promettendo in primis a me stessa, che mi sarei laureata. In un venerdì di novembre, finalmente,  è successo, contro le aspettative di... diciamo un bel po' di gente.

Devo ancora tener fede a quella scommessa. Per me stessa, sempre e comunque.

Ricominciare quella routine che tanto amo.  E conquistare qualcosa che ha molto più valore di un titolo... la "nostra" vita. 

M. 

venerdì 6 settembre 2013

Regolare incognita

Le cime degli alberi sfiorano
il roseo tramonto: nel buio dei pensieri
riaffiora il tuo ricordo.
Il biglietto lasciato sul tavolo,
vicino a quaderni, conteggi e ipotesi, 
così emerge dall'accozzaglia di rumori
che tutto questo tumulto in me diffonde.
Come un'onda si propaga regolare,
frenata come in un fluido dalle mie ragioni
e dai tuoi limiti.
Si era insinuata in me in un pomeriggio caldo,
nel proseguire dell'autunno era cresciuta, 
assopita però dal frastuono di ciò che all'esterno
stava accadendo: il tumulto di chi aveva capito
che non stavo più giocando, e così cercava
di frenarmi.
Ho lasciato il pensiero vagare sinuoso 
nei miei deserti e l'ho lasciato morire di stenti.
Il tuo ricordo riaffiora ora che per me 
è già morto. 
Era ancora lì.
Eri ancora qui.
Sommerso chissà in quale delle mie pile 
di recriminazioni e sogni.
Ma non puoi star qui, non ti è permesso.
C'è solo questo tramonto.
Il cielo mutevole, solo questo può cambiare.