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Visualizzazione dei post da Settembre, 2013

Giorno d'autunno

Dondolandomi sulla mia piccola amaca intrecciata dai sogni, vagando tra cumuli di desideri inespressi. "Vagando", così dicevo, "vagando mi ritroverò di nuovo". La luce fioca di questo giorno d'autunno, nella sola figura retorica che sappia utilizzare. Sola e ritrovata, tra mille pensieri
e idee, e ancora sogni.

02:35

Il silenzio della notte
è fatto di tanti frammenti di cuore.
Il nostro silenzio,
lo conosco fin troppo:
è fatto di urla e parole sbagliate.
Ciò che ognuno di noi due coglie
è frutto del nulla
e di troppe parole
da noi mai dette.
Siamo il nulla.
Siamo tutto.


Dietro ai suoi occhi, infiniti come il mare

Ogni sera suo padre reclamava il silenzio,
mentre ricamava lenzuola per un corredo
che mai poté utilizzare,
ceduto perché non aveva nessuno da sposare.
La tela tesa come la pelle di un tamburo,
come i brividi che a tutti provocava
il rumore dell'ago che la trapassava,
così per ore lei attendeva.
Il suo uomo lontano, ingaggiato per la guerra
in mezzo a tanti uomini, lontano e irraggiungibile;
lo attendeva ogni sera, ogni mattina, ogni ora:
il ricordo sbiadito di una donna triste in una vecchia foto.

Raccontava delle rinunce che per lui aveva accettato,
quel suo talento accantonato, quella bimba morta
senza sapere cosa fosse la vita, quelle figlie
che solo dopo avrebbero capito cosa lei avesse subito.
"Sono un uomo" continuava a dire,
giustificando mancanze e vizi,
e lei attendeva, attendeva ancora,
che lui capisse, che lui la amasse.

La sua bellezza non sfiorì mai,
nonostante anni e sofferenze;
fu la pura ignoranza a portarsela via,
dopo anni e sofferenze aggiunte.

Ricord…

Routine e futuro (in doppia copia)

Amo la routine. 
Voglio scadenze, voglio orari, voglio regole da seguire. 
Limiti in cui stare. Mi ci trovo bene. Mi calmano. Placano tutto... tutto il resto.

Mi perdonerà Oscar Wilde con le sue teorie sulle "scrivanie ordinate" (parafrasate all'infinito su tutto lo spettro di aspetti, oggetti e abitudini), anche se credo fermamente abbia ragione. Mi godo l'attesa di tutta questa accozzaglia di niente, anche se piena di impegni universitari.

Non vedevo l'ora che arrivasse l'autunno, ansiosa di quegli odori che solo l'autunno sa offrire, con quella luce un po' malinconica che... semplicemente, ci sta.

Così, piena di desideri da esaudire, attendo di poterli raggiungere passo dopo passo, aspettando quei passi che ci separano (sì, al plurale) da un qualcosa di puramente Nostro che non possiamo fare a meno di sperare.

Un anno fa, stanca della mia routine del "niente", stanca di un ambiente che mi soffocava a livello intellettivo, ho preso una decisione…

Regolare incognita

Le cime degli alberi sfiorano
il roseo tramonto: nel buio dei pensieri riaffiora il tuo ricordo. Il biglietto lasciato sul tavolo, vicino a quaderni, conteggi e ipotesi,  così emerge dall'accozzaglia di rumori che tutto questo tumulto in me diffonde. Come un'onda si propaga regolare, frenata come in un fluido dalle mie ragioni e dai tuoi limiti. Si era insinuata in me in un pomeriggio caldo, nel proseguire dell'autunno era cresciuta,  assopita però dal frastuono di ciò che all'esterno stava accadendo: il tumulto di chi aveva capito che non stavo più giocando, e così cercava di frenarmi. Ho lasciato il pensiero vagare sinuoso  nei miei deserti e l'ho lasciato morire di stenti. Il tuo ricordo riaffiora ora che per me  è già morto.  Era ancora lì. Eri ancora qui. Sommerso chissà in quale delle mie pile  di recriminazioni e sogni. Ma non puoi star qui, non ti è permesso. C'è solo questo tramonto. Il cielo mutevole, solo questo può cambiare.