sabato 13 luglio 2013

Tutte le mie ragioni

Ci ho messo un po' ad elaborare il tutto. Perché quando passi così tanto tempo con una persona, il voler bene diventa fondamentale e l'essere tradita nella fiducia che hai riposto così ciecamente rinnega ogni possibilità di ritorno sui tuoi passi. Dovrei parlare alla prima persona singolare, ma siamo sempre state uguali, nel bene e, ahimè, nel male. Quindi parlare a lei col "tu" è praticamente indifferente rispetto al riferirmi a me sola.
Ho buttato un'amicizia decennale, l'ho distrutta, ho offeso tutto ciò che a parole mi era concesso offendere... ma c'è un motivo.
Ho sperato e aspettato per circa due anni e qualche mese affinché fossi finalmente ascoltata... ma quando l'orgoglio e la convinzione che il proprio comportamento sia corretto prendono il sopravvento su di lei, non c'è nulla da fare. Ho parlato chiaramente una volta... non è servito.
Ho lanciato messaggi subliminali per due anni, non è servito.
Sono stata ferita, tradita, ripetutamente presa in giro, offesa, sottovalutata.

Non c'è niente di male nell'amicizia con lui... gli voglio molto bene.
Se questo non significasse perdere il conforto della tua migliore amica, sarei d'accordo.

Non è necessario vedere del marcio in tutto...
Ho negato a me stessa ciò che vedevo, mi sono accecata volontariamente, ma quando poi senti dire certe cose da persone estranee a tutta la situazione, inizi a crearti qualche problema.

Dice mia madre che il male non sta in coloro che il male lo fanno, ma in quelli che ne traggono giovamento. Ma è rimasto con me... e mi ha dato prova della sua fedeltà.

Ho offeso più di quanto avessi mai offeso in vita mia, perchè ho ricevuto molta più sofferenza di quanta ne avessi provata in 24 anni. Da chi mi conosceva di più... e questo fa male.
Che ogni parola spesa per me non facesse altro che colpire le debolezze che lei conosceva, che avevano bagnato le mie guance di lacrime che lei stessa aveva asciugato in troppe occasioni.
Che ogni atto fosse mirato a far notare le mie mancanze, che ogni confessione da parte mia fosse corredata da un suo giudizio negativo, dall'esaltazione dell'ineccepibile comportamento di lui, dalla negazione di qualsiasi mio ruolo positivo nella coppia... dal mio essere essenzialmente indegna, dal suo essere la persona più adatta, perché lo conosceva, era uguale a lui.

Lo chiamò "il suo G."
Qualcosa di me morì in quell'istante, qualsiasi fiducia avessi riposto in 13 anni.
Improvvisamente tutto prese il suo posto in questo puzzle crudele... si era smascherata da sola.

Non è vero... raccontalo a chi chiami "sorella" senza capire cosa voglia dire. Per me non c'è più nessuna sorellanza, non c'è nessun legame che valga la pena salvare.

Ho trascorso mesi insonni nella mia camera in affitto, tra attacchi di panico e pianto, crisi isteriche e labbra morse per non urlare dal dolore alla testa così forte che... tutto è esploso.
Il mio cuore... esiste?

Il tuo silenzio fa male perché non hai neanche voluto negare.
Non ti stai comportando da "signora"... mi stai solo aiutando a comprendere che avevo ragione.
Mi stai dicendo che hai paura, che ho colpito e affondato in ogni frase da me scritta in quella lunga e terribile lettera. Mi dispiace per la mia cattiveria, ma dovresti seriamente farti un esame di coscienza. 

M.


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