venerdì 29 novembre 2013

The importance of being M.

Probabilmente non sarebbe corretto iniziare a scrivere un post con un avverbio, ma le 3 o 4 persone che solitamente mi seguono non avranno problemi. Spero. Lasciate un commento in caso contrario.
Sono chimicamente poetica perché... ci pensavo proprio oggi, preparavo un campione NMR per l'ennesima reazione e pensavo, e pensavo: 'perché?'
Così ho riflettuto un po', rimaneggiando quello spettro col software che odio, che tutto in me si riflette in almeno un miliardo di sfaccettature diverse, così il mondo, così tutto. Non che stia scrivendo niente di nuovo, ma come le canzoni dei Beatles, i dubbi (i miei) sono sempre all'ordine del giorno. Un grande classico intramontabile.
Sono ironica perché... no, non sono ironica, sono acida, e talvolta qualcuno decide di ridere della mia acidità. L'autocommiserazione è il mio pane quotidiano, e mi dovrei occupare di qualcos'altro, voi direte, e avete ragione. Ma in questo mio pezzo di 'etere' - non riesco a scrivere etere che penso 'quale etere' quindi, dicevamo, in questo mio pezzo di internet - posso non essere la solita stakanovista e vivere un po' il mio (molto poco sano) egocentrismo in santa pace. 
Io mi porterò il lavoro a casa fino alla morte e quando avrò finito di lavorare inizierò coi lavori di casa. Questo è il mio posto. Me lo devo continuare a ripetere per essere più tranquilla, benché i miei molti dubbi e le molteplici altrui critiche mi abbiano disfatto l'autostima.
Questa è la mia terapia per tutto ciò che sto affrontando. E no, non ho solo problemi con lui.
Questo è il mio piccolo posto tranquillo in cui sfogarmi. Scrivi un file Word, M., sarebbe tanto difficile? Quello lo scrivo per altro.
Sono chimicamente poetica perché la mia vita è sempre stata musica-poesia-arte-arte-poesia-musica fino a che non ho frequentato uno stupido stage di due giorni e la chimica è diventata... tutto.
Insieme alla mia musica-poesia-arte. E al mio stakanovismo.
Il che produce una stilosissima (credici) donna chimico un po' retrò col gusto per il vintage che lavora con i Franz Ferdinand come sottofondo per ordinarie reazioni e conseguenti purificazioni. Poi si scassa tutto alla purificazione ma... non ho mai detto di essere perfetta. Stilosissima sì. Stakanovista, dipende. Almeno ultimamente.  
In questo mix un po' decadente e sicuramente schifosamente hipster mi ritrovo in una città non pienamente mia ma in cui non mi sento la solita emarginata. Posso dire quanto questo sia strano? Lo è.
In un certo senso quello che percepisco è quanto il distacco inevitabilmente mi stia facendo comprendere chi sono veramente. A tutto tondo. Come se fino ad ora mi fossi vista con occhi di altri e ora... ciao M.! 

Mi vedo.
Can you see me?  

martedì 26 novembre 2013

Un'altra utopia

Non so scrivere.
Nei miei perenni contrasti
non c'è poesia.
Non c'è bellezza
nell'infinita stanchezza.
Non c'è sincerità
nella stupida franchezza.
Solo cattiveria,
nulla più.

Per quell'abbraccio
che inutilmente ho bramato,
per le rose che non ho chiesto,
per le parole che oggi sono vuote,
perdonami.

Per l'allegria che non fa parte di me,
per il vuoto che ho lasciato,
per le mie frasi spezzate a metà,
per le tue frasi che oggi sono troppe,
ignorami.

I tuoi metodi razionali...
sono solamente un'altra utopia.

giovedì 21 novembre 2013

Ironia della sorte: non sarà un post poetico

Ho sempre negato a me stessa anche la sola idea di intraprendere carriera universitaria.
"Se tu avessi le capacità, non avresti comunque le raccomandazioni necessarie"  [cit.]
Succede che, quando scegli un relatore per la tua tesi triennale, dopo un percorso disastroso non per mancanza di studio, ma per mancanza di "calcio in culo giusto" da "persona giusta" alias raccomandazione, scegli una persona che ne ha passate di tutti i colori e ha fatto una gavetta coi controcoglioni. Succede che ti fidi di quella persona a tal punto da confidare tutte le tue insicurezze a livello universitario, studio, futura carriera, ecc... e la risposta è la frase sopra citata.
Succede che hai perso un anno, e non hai fatto la primina.
Succede che decidi di partire per la specialistica/magistrale/specializzazione, e lo annunci ad un mese dalla laurea.
Il resto è storia. Sono e sarò sempre fiera di come sono andate le cose e di come ho lasciato libero di volare alto il mio orgoglio di donna-chimico. Le facce basite sul gran figurone fatto alla discussione della mia tesi ve le lascio solo immaginare. Sono e sarò sempre fiera delle facce dei commissari alla seduta di laurea. Facce basite (detto di nuovo!), sconvolte... come poteva una come me aver fatto un lavoro così eccellente?

Milano, 11/11/2013
Il destino ha deciso di farmi un regalo per il mio onomastico. Trovare un articolo che ricopiava fedelmente tutte le procedure sperimentali della MIA tesi. Con un lavoro continuato e ampliato.
Come proprio io avevo deciso di fare per la mia NUOVA tesi.
Come proprio io avevo pensato fosse giusto procedere.

Ironia della sorte, non sono per nulla stupida.
UNA COME ME esiste solo per far mettere firma a qualche professorone su un lavoro da me svolto?


No, mi spiace... avete sbagliato persona. 

giovedì 31 ottobre 2013

Un cuore e una capanna

Una goccia, due gocce... mille e mille volte mi sono soffermata a guardare le gocce appiccicate al vetro, per mille e mille ragioni chimiche che ora non ho voglia di spiegare. E' stato un periodo piovoso, sfortunatamente non solo fuori dalla mia finestra.

L'anello troppo largo, il mio cuore che qua dentro ci sta stretto.

Perché mi capita di scrivere in questo modo? Non lo so - e, ancora più grave - non mi interessa.
Mi piace interrompere il discorso coi miei pensieri non parafrasati, come fosse uno squarcio nel mio cervello. Mi piace, mi piace davvero tanto. 
A volte è un po' come una droga, scrivere, altre è davvero difficile. Che tu, proprio tu, non abbia come primo istinto per comprendermi, la smania di venire a spulciare un po' in questo mio piccolo angolo mi ferisce. Parlavi sempre di quanto fossi complicata, e questo, te lo assicuro, è l'unico posto in cui perdo il mio tempo ad analizzarmi.
Mi trucco sempre alla stessa maniera, mangio quel tanto che mi serve, mi lavo, mi vesto, esco di casa. Ogni mattina la stessa storia. So io cosa mi mancherebbe... te, accanto.
E scriverlo qui, per me, così, ora, col sole che schiaffeggia me e la mia cupa attitudine, è decisamente strano. Anzi, è STRANO. Rendo l'idea? Forse non abbastanza. 
Mi sono fermata a prendere un caffè fuori con una collega, mi andava. 
Mi ritrovo molte volte troppo sola perfino per riuscire a studiare, così, andando più a fondo mi sono finalmente resa conto di quanto tutto questo oggi mi appaia inutile. Ti voglio qui. Ti voglio con me.
Non è più neanche una questione di rabbia. E' una certezza. 

Sarò mai abbastanza importante da giustificare qualcosa di più di un semplice 'mi manchi'? 
M. 

venerdì 25 ottobre 2013

Il finale che (non) c'è

Giocherellava con la stessa ciocca di capelli ormai da un'ora, aspettando il collega di corso e l'amico di lui. I suoi genitori avevano già cenato mentre la sorella la fissava spiando la sua ansia per questo, oramai, secondo incontro. Alla tv il telegiornale che non stava neanche guardando.
Il sabato prima quel collega aveva aperto uno squarcio nel suo cuore, solo con una stupida offerta di un passaggio. C'era qualcosa di inaspettato per lei, che aveva preso una cotta per un ragazzo impegnato, come nel peggiore dei suoi incubi. C'era qualcosa di inaspettato e di fresco, nuovo e intenso, come un profumo di cui mai più avrebbe dimenticato la fragranza. L'odore di quell'uomo che non avrebbe mai riconosciuto in nessun altro.
Non sapeva neanche come salutarlo, avevano parlato per tutta la settimana durante le pause fra una lezione e l'altra, scoprendo di volta in volta qualche interesse in comune o qualche tratto di carattere simile. Testardi entrambi, ma in maniere differenti.
Lui, come già annunciava il suo aspetto, era una personalità imponente, un Uomo con la "U" maiuscola perché nella vita aveva affrontato fin troppi sacrifici da lui non desiderati.
Lei, piccola di statura come anche il suo coraggio, ma forse era proprio questo a rendere così speciali i suoi picchi d'orgoglio, sebbene le sue pene d'amore perenni e la perenne mancanza di voglia di affrontare certi problemi famigliari l'avessero quasi assopita.
Così loro ballavano in un'armonia che non potevano comprendere in quel momento, e che probabilmente non avrebbero mai compreso. Sapevano solo vivere quegli attimi di perfezione nelle loro vite imperfette. E lei che per prima aveva scoperto quel tesoro non volle lasciarlo scappare, dandogli il coraggio che lui non riusciva ad avere proprio laddove l'occasione non solo si faceva unica ma soprattutto preziosa come una gemma rara.
Ciascuno aveva preso la vita dell'altro individuo e l'aveva resa la propria, ciascuno aveva stretto le mani dell'altro con l'intento di non lasciarle più.

La vita ci mette del suo per separarci... ma questo non vuol dire necessariamente darle ascolto.
M. 

sabato 12 ottobre 2013

La diretta relazione

Delle anime che hanno trascorso
con me momenti di solitudine e musica
ricordo ancora incessante
l'incedere delle sue dita tra le mie costanti
disillusioni
indurite da quella musica fatta
di pause di presunzione.

E mentre quell'ultimo bacio
mi regalava una quasi-morte
tornò l'altro solitario
col suo costante incedere:
mi salvò.

Poi tu prendesti il suo posto,
e ciò che credevo oggi mi pare pura idiozia.

Dicono che la musica sia fatta di pause
ed io ne attenderò la conclusione,
chiedendomi se non sia ancora
la presunzione a determinarle.

C'è una diretta relazione
fra chi ha deciso di andare
e chi è stato abbandonato.

venerdì 4 ottobre 2013

Una circonferenza di niente

L'ho disegnata attorno a me, un po' come nella pubblicità, aspettando che qualcuno apprezzasse questo gesto. Ho costruito un muro di niente fra me e il mondo, interagendo quel poco che dovevo, per svegliarmi ogni giorno con la coscienza a posto. O così mi dicevo.
Sono una persona fedele anche a ideali sorpassati, e soprattutto, a persone che mi hanno già deluso e con cui ho chiuso. Ho messo in stand-by praticamente tutto.
Tutto questo niente inevitabilmente mi ha gettata in un baratro di solitudine, per quella stessa fedeltà non ricambiata. La fiducia in me stessa, per un po', è stata un optional da pagare a caro prezzo.
Dopo molto tempo ho recuperato quel po' di autostima necessaria a intraprendere un progetto nuovo (che non so dove mi possa portare), che mi sta facendo conoscere tanto; niente di più bello, per me.
Era ciò che sentivo di voler fare da tanto. Anche se, in tutta franchezza, dubito possa riempire quei vuoti che sento così terribilmente pesanti su di me.

M. 

venerdì 27 settembre 2013

Giorno d'autunno

Dondolandomi sulla mia piccola
amaca intrecciata dai sogni,
vagando tra cumuli di desideri
inespressi.
"Vagando", così dicevo, "vagando
mi ritroverò di nuovo".
La luce fioca di questo giorno
d'autunno, nella sola figura retorica
che sappia utilizzare.
Sola e ritrovata, tra mille pensieri

e idee, e ancora sogni.

lunedì 23 settembre 2013

02:35

Il silenzio della notte
è fatto di tanti frammenti di cuore.
Il nostro silenzio,
lo conosco fin troppo:
è fatto di urla e parole sbagliate.
Ciò che ognuno di noi due coglie
è frutto del nulla
e di troppe parole
da noi mai dette.
Siamo il nulla.
Siamo tutto.


giovedì 19 settembre 2013

Dietro ai suoi occhi, infiniti come il mare

Ogni sera suo padre reclamava il silenzio,
mentre ricamava lenzuola per un corredo
che mai poté utilizzare,
ceduto perché non aveva nessuno da sposare.
La tela tesa come la pelle di un tamburo,
come i brividi che a tutti provocava
il rumore dell'ago che la trapassava,
così per ore lei attendeva.
Il suo uomo lontano, ingaggiato per la guerra
in mezzo a tanti uomini, lontano e irraggiungibile;
lo attendeva ogni sera, ogni mattina, ogni ora:
il ricordo sbiadito di una donna triste in una vecchia foto.

Raccontava delle rinunce che per lui aveva accettato,
quel suo talento accantonato, quella bimba morta
senza sapere cosa fosse la vita, quelle figlie
che solo dopo avrebbero capito cosa lei avesse subito.
"Sono un uomo" continuava a dire,
giustificando mancanze e vizi,
e lei attendeva, attendeva ancora,
che lui capisse, che lui la amasse.

La sua bellezza non sfiorì mai,
nonostante anni e sofferenze;
fu la pura ignoranza a portarsela via,
dopo anni e sofferenze aggiunte.

Ricordo il suo sguardo perso nel vuoto,
le dissi di non lasciarmi e che se fosse dovuta andar via,
avrebbe dovuto tenermi per mano in questa vita
o qualsiasi altra: così poco l'avevo veramente vissuta.
Vorrei poter avere la forza e il carisma
che la accompagnavano sui suoi tacchi,
col suo stile e la sua bellezza intrecciati,
celando un mondo dietro ai suoi occhi,
infiniti come il mare.

domenica 15 settembre 2013

Routine e futuro (in doppia copia)

Amo la routine. 
Voglio scadenze, voglio orari, voglio regole da seguire. 
Limiti in cui stare. Mi ci trovo bene. Mi calmano. Placano tutto... tutto il resto.

Mi perdonerà Oscar Wilde con le sue teorie sulle "scrivanie ordinate" (parafrasate all'infinito su tutto lo spettro di aspetti, oggetti e abitudini), anche se credo fermamente abbia ragione. Mi godo l'attesa di tutta questa accozzaglia di niente, anche se piena di impegni universitari.

Non vedevo l'ora che arrivasse l'autunno, ansiosa di quegli odori che solo l'autunno sa offrire, con quella luce un po' malinconica che... semplicemente, ci sta.

Così, piena di desideri da esaudire, attendo di poterli raggiungere passo dopo passo, aspettando quei passi che ci separano (sì, al plurale) da un qualcosa di puramente Nostro che non possiamo fare a meno di sperare.

Un anno fa, stanca della mia routine del "niente", stanca di un ambiente che mi soffocava a livello intellettivo, ho preso una decisione, ho fatto una scommessa con me stessa pagando 30 € presi direttamente dai miei risparmi, promettendo in primis a me stessa, che mi sarei laureata. In un venerdì di novembre, finalmente,  è successo, contro le aspettative di... diciamo un bel po' di gente.

Devo ancora tener fede a quella scommessa. Per me stessa, sempre e comunque.

Ricominciare quella routine che tanto amo.  E conquistare qualcosa che ha molto più valore di un titolo... la "nostra" vita. 

M. 

venerdì 6 settembre 2013

Regolare incognita

Le cime degli alberi sfiorano
il roseo tramonto: nel buio dei pensieri
riaffiora il tuo ricordo.
Il biglietto lasciato sul tavolo,
vicino a quaderni, conteggi e ipotesi, 
così emerge dall'accozzaglia di rumori
che tutto questo tumulto in me diffonde.
Come un'onda si propaga regolare,
frenata come in un fluido dalle mie ragioni
e dai tuoi limiti.
Si era insinuata in me in un pomeriggio caldo,
nel proseguire dell'autunno era cresciuta, 
assopita però dal frastuono di ciò che all'esterno
stava accadendo: il tumulto di chi aveva capito
che non stavo più giocando, e così cercava
di frenarmi.
Ho lasciato il pensiero vagare sinuoso 
nei miei deserti e l'ho lasciato morire di stenti.
Il tuo ricordo riaffiora ora che per me 
è già morto. 
Era ancora lì.
Eri ancora qui.
Sommerso chissà in quale delle mie pile 
di recriminazioni e sogni.
Ma non puoi star qui, non ti è permesso.
C'è solo questo tramonto.
Il cielo mutevole, solo questo può cambiare. 

venerdì 30 agosto 2013

Cancellando il sogno (parte seconda)

Ogni giorno mi consegna, in carta bollata, il conteggio degli sbagli e dei punti conquistati. Talvolta mi chiedo quanto di questa mia lista mi appartenga, ma mi costringo a fare un respiro profondo, ed infine, procedere.
Ho sempre avuto paura di affrontare la vita non tanto per gli avvenimenti, quanto per le persone.
Tendo a dire o fare sempre qualcosa di sbagliato. Nessuno evita di farmelo notare e... via con le critiche.
In un certo senso, era qualcosa alla quale mi ero abituata. La lontananza ha distratto tutti dal loro passatempo, per poi inevitabilmente tornarvi causa mio imminente ritorno: in un certo senso è stata questa per me la vera vacanza. Appartengo a quel mondo, inutile tentare di dissuadermi. Solo dopo essere scappata via da tutto e tutti mi sono resa conto che non era questo ciò che volevo. Quasi un anno e tante lacrime dopo adesso ho raggiunto una certa calma; no, non direi "rassegnazione", perché professionalmente questo mi serve, più che altro però ho accettato gli avvenimenti. Non potevo fare altrimenti.

Vattinni chista è terra maligna!
Fino a quando ci sei ti senti al centro del mondo, ti sembra che non cambia mai niente. Poi parti. Un anno due, e quanno torni è cambiato tutto: si rompe il filo. Non trovi chi volevi trovare. Le tue cose non ci sono più. Bisogna andare via per molto tempo, per moltissimi anni, per trovare, al ritorno, la tua gente, la terra unni si nato. Ma ora no, non è possibile. Ora tu sei più cieco di me.
(Nuovo Cinema Paradiso)

giovedì 29 agosto 2013

Cancellando il sogno (parte prima)

Sono assolutamente convinta che ciascuno di noi interpreti una parte. Ogni giorno ci ricostruiamo con qualità e difetti che non ci appartengono. Siamo solo questo: un ammasso di falsità.
Poi ci svegliamo in un luogo differente, con un'aria differente, una vita che sembra travolgerci quando, in realtà, ci vuole solo coinvolgere.
Ed eccola, la nostra vera personalità. "Dov'eri finita?"
A volte si può passare così tanto tempo ad aspettare di uscire fuori che, inspiegabilmente, ci sembra di aver trattenuto il respiro... anche per mesi.
E poi... finalmente: aria.
Aria nei polmoni, aria da respirare e che ci consente di aprire gli occhi. "Dove sono?"

Sei a casa. 

lunedì 5 agosto 2013

Ad un angelo di natura più che terrena

Così resterò a guardare i tuoi occhi azzurri
di bambino, non pensando ad altro
che al tuo essere come un figlio per me.
Di ogni impressione o sguardo tu fai poesia
senza saperne il significato.
Come se di me qualcosa ti fosse rimasto,
nonostante l'immensa distanza.
Della tua intelligenza quasi ho invidia
sebbene essa non sia colta o compresa del tutto.
Ho i tuoi occhi piazzati in mezzo ai miei pensieri
così come quando ti ho preso in braccio
per la prima volta, e ho sentito che ti avrei protetto
da tutti i soprusi e le illusioni che io ho subito,
per te tutto sarebbe stato diverso.
Così come quando con la tua minuscola manina
hai stretto le mie dita, ho sentito che per me
saresti stato più di qualsiasi concetto avessi mai espresso
a parole, senza esporlo, senza esporti a inutili
vanti; ogni giorno ti avrei protetto
da ciò che il mondo ti avrebbe obbligato a vivere.
Ho visto fin troppe volte il mio ruolo sminuito,
usurpato da mille regali di cui ancora non puoi capire
l'estrema vacuità.
Ma la tua gioia per il mio ritorno
è stata il miglior regalo e la miglior spinta
che potessi ricevere per sentirmi nuovamente viva.
Sarai sempre il tesoro ritrovato della mia vita,
il figlio maschio che forse non avrò mai,
ma la mia promessa è che mai ti farò sentire di troppo,
mai ti metterò da parte, mai ti richiederò un'attenzione,
se non vorrai esprimerla di tua spontanea iniziativa.
Respira la tua vita, piccolo mio...
Sarò sempre con te.

domenica 4 agosto 2013

Pagine di un diario mai cominciato

C'era qualcosa di strano negli occhi di quell'uomo, che mi stringeva le spalle in modo così delicato, offrendomi un passaggio verso casa. Qualcosa che mi avrebbe accompagnata per anni, insieme al terrore di poterlo ferire. C'era un mondo che sapevo solo io - fino a quel momento - di poter cogliere. 
Nessuno si pose mai la domanda... la sola domanda che ci si sarebbe dovuti porre. Al posto mio, per me, non ci sarebbe potuto essere nessuno. La fragilità dei polpastrelli quando sfioravano i miei. Il leggero brivido che provavo ogni volta che mi sussurrava di essere solo sua.

Dicono che potrò avere una vita del tutto normale, nonostante le sei pillole che prendo ogni giorno. Dicono che questo è "normale", che è una fortuna, anche se continuo a sentirmi più debole ogni giorno che passa. Ma d'altra parte, meglio che logorarmi ancora. Dicono che il decorso delle malattie autoimmuni si può solo rallentare. Ma che mi facessi antipatia da sola, lo sapevo già da tempo, la mia salute è solo l'ennesima conferma.

Mi prendevano sempre in giro perché non ero atletica o portata in generale per lo sport. Ho rischiato grosso una volta che volevo dimostrare di saperci fare e mi è ceduto un polso durante un esercizio alle parallele. Ho rischiato davvero tanto. Se solo potessi dire perché mi è ceduto il polso... se solo potessi spiegare questo e tanti altri episodi...

Diceva che certe cose non le potevo mettere, diceva che non erano adeguate al mio fisico, che mi avrebbero fatta stare peggio. Prima che si scoprisse tutto questo, prima che risultasse evidente che non era un mio capriccio. Ma nel frattempo ho passato troppo tempo a chiedermi se fossi davvero adatta a tutto quello che mi si chiedeva, nel mio ruolo. Se davvero potessi risultare "abbastanza".

Il mio nervosismo è così onnipresente che faccio fatica a credere ai rari casi in cui mi sento calma, così da ridiventare vittima dei miei nervi. Mi chiedo come io possa continuare a rivangare tutto, mi chiedo come io possa sempre rovinare tutto. Mi chiedo sempre troppo, mi lascio buttare giù quasi da tutto, e tendo ad alzare il volume della mia voce e la posta in gioco, sempre di più. L'autostima crolla, le capacità di intendere anche. Sono un disastro.

Ho bisogno di una vacanza... da me stessa. 

M.



mercoledì 31 luglio 2013

...e io credo nelle favole!

Si passa troppo tempo a pagare bollette e fare conti. E' così... che nessuno neghi l'evidenza: non è aria. Di fronte a chi mi spinge ad essere concreta, a volte non riesco ad opporre nessuna spiegazione valida per avvalorare l'ipotesi che... ci vuole qualcosa che concreto non sia.
Non capisco più quale sia il tempo giusto da attendere per avere la concretezza nell'irreale più totale.
Per nascere ci vogliono un uomo e una donna che facciano qualcosa che, secondo me, di reale e concreto ha ben poco. Può essere più o meno profondo l'animo di una persona, ma il "benessere" dovuto ad un atto, seppur fisico, non è concreto. Non è concreto lo sguardo di un uomo che ti trasmette tutto l'amore che ha dentro di sé. Non è concreto il battito del cuore.
Non è concreto nulla se non l'ammasso di numeri che ci rovina la vita. E forse, neanche i numeri sono concreti. Gli effetti di quei numeri però, lo sono. In questo periodo di crisi ne abbiamo la certezza un po' tutti.
Devi avere abbastanza soldi per comprare una casa, perché altrimenti l'anticipo al notaio... eh, sì però qualche altro spicciolo per i mobili... e il contratto a tempo indeterminato, altrimenti il mutuo!
La vita è uno schifo. Almeno quella che sto vivendo.
Ho la certezza di volere qualcosa che non si può avere. Ho troppe certezze e vorrei sapere cosa il destino o qualche divinità lassù ha in programma per me e per... chi per me.
Vorrei svegliarmi domani e poter dire che ho quello che serve concretamente per attuare un progetto che non è un progetto ma il più profondo dei desideri. Vorrei sapere come si fa a credere che nella vita ci siano solo numeri, e, allo stesso modo, vorrei sapere come vivere senza quei numeri che ci assillano.
La Vita è altro.
Di certo non è necessaria una setta di figli di papà per comunicarmi tutto ciò, né un capo di banca, né un segretario di stato.
Me lo comunica lo sguardo vispo di un bambino, la complicità di due sposi, un amore seriamente concretizzato. Che sia chiaro... è una favola, ma per me la Vita è questo.
State tranquilli, dato che tutto è governato dalle leggi della Fisica e dalle ragioni della Chimica... è tutto scritto. Il Destino esiste, esiste la Vita... ed esiste tutto ciò che il cosiddetto mondo "reale" ci vieta di vedere.
Siamo noi a dover spalancare gli occhi e il cuore.

M. 

lunedì 22 luglio 2013

La scienza degli opposti

In questo gioco
di caleidoscopi, i nostri riflessi
l'uno contro l'altro si mescolano.
Gli opposti, che si frappongono
nel nostro gioco di diagonali
e vite sospese, si infrangono 
come onde, sugli spigoli vivi 
delle nostre convinzioni.
Così chiara è la luce 
della nostra tremenda impurezza
che quasi il fiato mi manca 
per descriverne il calore. 
In punta di piedi cammino al limite
dell'infinita incertezza,
che mi dona forza e sicurezza.
In questo gioco di diagonali e delicati
equilibri di gocce d'infinito,
siamo legati come se il domani 
fosse un teorema fondato su ipotesi
che non è necessario verificare. 
Non c'è una fine in questa dimostrazione,
ogni giorno è la sorpresa della certezza
delle fondamenta di qualcosa
che inevitabilmente è stato ben costruito.
Inspiegabilmente,
a nostra insaputa. 

martedì 16 luglio 2013

Risveglio dall'incubo

Lui mi guardò con sospetto
quando glielo dissi
stranito e stupito
ancora perso tra le mie braccia
immaginando chissà quale
sortilegio
o ancora quale inganno:
sorrise e non disse nulla.
Io lo amavo,
che strana storia la mia.
Ci mise un po’ a capire
che le mie non erano solo parole
ma fui fiera della sua prudenza
perché io stessa ancora non me lo spiegavo
mentre sorridevo
specchiandomi in qualcuno
così diverso da me
così diverso da chi in passato
avevo creduto di amare.
Ed ora qui,
io e te siamo presi
da questa vita così crudele.
Ancora non crediamo.
Ma come potremmo?
Io stessa ancora riesco.
È il risveglio dal mio più lungo
incubo
tu che mi hai stregata,
non fuggire via da me.
Non lasciare questa bambina
troppo cresciuta
rovinare ciò che siamo.
Verso per verso
si costruisce una poesia.
Giorno per giorno
una storia duratura.
Tenendosi per mano
in silenzio
o fra gli schiamazzi
si prendono le redini
di questa vita
così crudele
ma che l’amore
mai potrà cancellare
ma solo arricchire.
Perché in questa vita
ben poche cose ho capito.
Ma l’amore
può cambiare tutto.
E m’ha risvegliata.
Tu mi hai portata via dall’incubo.
Tu mi hai dato la forza per rinascere.
Al mio G. 

sabato 13 luglio 2013

Tutte le mie ragioni

Ci ho messo un po' ad elaborare il tutto. Perché quando passi così tanto tempo con una persona, il voler bene diventa fondamentale e l'essere tradita nella fiducia che hai riposto così ciecamente rinnega ogni possibilità di ritorno sui tuoi passi. Dovrei parlare alla prima persona singolare, ma siamo sempre state uguali, nel bene e, ahimè, nel male. Quindi parlare a lei col "tu" è praticamente indifferente rispetto al riferirmi a me sola.
Ho buttato un'amicizia decennale, l'ho distrutta, ho offeso tutto ciò che a parole mi era concesso offendere... ma c'è un motivo.
Ho sperato e aspettato per circa due anni e qualche mese affinché fossi finalmente ascoltata... ma quando l'orgoglio e la convinzione che il proprio comportamento sia corretto prendono il sopravvento su di lei, non c'è nulla da fare. Ho parlato chiaramente una volta... non è servito.
Ho lanciato messaggi subliminali per due anni, non è servito.
Sono stata ferita, tradita, ripetutamente presa in giro, offesa, sottovalutata.

Non c'è niente di male nell'amicizia con lui... gli voglio molto bene.
Se questo non significasse perdere il conforto della tua migliore amica, sarei d'accordo.

Non è necessario vedere del marcio in tutto...
Ho negato a me stessa ciò che vedevo, mi sono accecata volontariamente, ma quando poi senti dire certe cose da persone estranee a tutta la situazione, inizi a crearti qualche problema.

Dice mia madre che il male non sta in coloro che il male lo fanno, ma in quelli che ne traggono giovamento. Ma è rimasto con me... e mi ha dato prova della sua fedeltà.

Ho offeso più di quanto avessi mai offeso in vita mia, perchè ho ricevuto molta più sofferenza di quanta ne avessi provata in 24 anni. Da chi mi conosceva di più... e questo fa male.
Che ogni parola spesa per me non facesse altro che colpire le debolezze che lei conosceva, che avevano bagnato le mie guance di lacrime che lei stessa aveva asciugato in troppe occasioni.
Che ogni atto fosse mirato a far notare le mie mancanze, che ogni confessione da parte mia fosse corredata da un suo giudizio negativo, dall'esaltazione dell'ineccepibile comportamento di lui, dalla negazione di qualsiasi mio ruolo positivo nella coppia... dal mio essere essenzialmente indegna, dal suo essere la persona più adatta, perché lo conosceva, era uguale a lui.

Lo chiamò "il suo G."
Qualcosa di me morì in quell'istante, qualsiasi fiducia avessi riposto in 13 anni.
Improvvisamente tutto prese il suo posto in questo puzzle crudele... si era smascherata da sola.

Non è vero... raccontalo a chi chiami "sorella" senza capire cosa voglia dire. Per me non c'è più nessuna sorellanza, non c'è nessun legame che valga la pena salvare.

Ho trascorso mesi insonni nella mia camera in affitto, tra attacchi di panico e pianto, crisi isteriche e labbra morse per non urlare dal dolore alla testa così forte che... tutto è esploso.
Il mio cuore... esiste?

Il tuo silenzio fa male perché non hai neanche voluto negare.
Non ti stai comportando da "signora"... mi stai solo aiutando a comprendere che avevo ragione.
Mi stai dicendo che hai paura, che ho colpito e affondato in ogni frase da me scritta in quella lunga e terribile lettera. Mi dispiace per la mia cattiveria, ma dovresti seriamente farti un esame di coscienza. 

M.


mercoledì 10 luglio 2013

Allegro, grigio mondo

Ogni strada d'asfalto
che ho attraversato
è stata un tremendo richiamo
al mio ritorno.
Ogni cosa nell'allegra e grigia
città mi richiama 
al vecchio mondo colorato e triste.
La realtà che così si è dischiusa
ai miei occhi
è stata dipinta in tanti modi
così opposti alla vita che io vedo:
vita che scorre ovunque
e che mi accompagna.
Ogni giorno è una scoperta,
dicono in molti, che però fermi
restano nella propria mediocrità.
Sono andata via da quei pensieri
fuggita via dall'immagine
che mi avevano attaccato sul viso.
Al posto mio, un alter ego 
che non ha nulla a che fare con me.
Dove sono finita?
Chi lo potrà mai dire,
i giorni sono fatti per cambiare
e le notti per sognare di volare.
Parte dei sogni s'è avverata
la restante mi deve ancora rincorrere.
Siamo i sogni che noi decidiamo di essere...
Shakespeare non me ne voglia:
ho bisogno di sognare. 

domenica 7 luglio 2013

Luogo sconosciuto per anime perse

Ci siamo scritti a lungo
e lasciati andare.
Per molto tempo abbiamo guardato
insieme il sole.
Per molto tempo abbiamo perso sogni
e glorie, di fronte al tempo
di cui non abbiamo mai goduto.

Sono una ragazza che scrive
d'amore, quello che vive
e quello che ha perso.

Di ogni esperienza ho scritto
per ore, in quel posto del mio cuore
così lontano dal mondo reale.

Io e te, e chiunque sarai
in questo mondo parallelo
e a noi sconosciuto.

venerdì 5 luglio 2013

Favole

Per molto tempo mi sono sentita dire che la mia testa era piena di favole. Un mondo dove si poteva vivere di poesia ed arte. Così quando ho scelto la carriera di chimico devo aver lasciato basito almeno un buon terzo delle mie conoscenze. Cos'è la chimica se non una forma un po' diversa d'arte?
Le reazioni, quando si dice di essere laureati in chimica, sono di solito due:
- "Mammamia, difficile! E sei ancora viva?"
- "Ah, non è che mi spieghi perché devo prendere il farmaco X?"
E invece, nessuno riflette sull'arte che c'è nel decidere di sostituire ad un gruppo funzionale un altro, alla ricerca di quel giusto mix di idrofobicità e lipofilicità che non renda inutile l'assunzione dell'adorato farmaco X.

Per molto tempo ho sentito la mia scelta inutile, perché non era stata compresa nel modo in cui avrei voluto fosse compresa... ma per certi versi è proprio la mia favola ad essersi avverata.
Adesso mancano dei piccoli elementi a fare funzionare il tutto, ma ce la farò.

M. 

mercoledì 3 luglio 2013

Nei miei "Mai" e nei miei "Se"



Vorrei avere un attimo per dirti tutto quello che ti dovrei dire da un po'. E' così difficile che quasi mi manca il fiato. La vera certezza è che resterà ignoto all'unica persona che lo dovrebbe sapere. Sembra una canzone di quelle tristi che sentivi sempre, di quelle che facevi ascoltare anche a me in quei pomeriggi di sole d'inverno. Però capivo perché me le facessi ascoltare, e ascoltavo i tuoi silenzi ed i tuoi sguardi, e restavo poi sola, fra me e me a rimuginare, dentro a quelle pareti che non sentivo mie, non quanto sentissi miei quei pochi momenti insieme tra un mondo e l'altro che si aprivano a noi. Siamo sempre stati contesi da quei mondi e non ci siamo mai trovati, davvero, sinceramente. Siamo stati sempre a un passo dal dire tutto quello che doveva essere detto e non l'abbiamo fatto mai. Così a volte, ascolto quelle canzoni, e tengo con me la tua assenza.


Tanto ormai, questa fa parte di me più di quanto lo faccia tu.

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C’è qualcosa che voglio più di ogni altra:
trovarmi dentro ad un tuo sogno
e dirti parole che non ti ho detto mai.
Tutto ciò che è successo
non è un sogno; la realtà
delle cose mi lascia con strascichi
di rimorsi.

Il gelo non è una sensazione
ma una certezza,


la solitudine non uno stato
ma una carezza.

Non cerco i tuoi difetti ma li amo.
La musica mi ha lasciata
in un mondo ovattato.
Sento un sussulto ma non sei tu.
Le tue mani.
Il tuo calore.
Non ci sei.

La lampadina s’è rotta
ma non è il vetro a far male.
È caduta una foglia
ma non è il vento ad urlare.

Sono sola.

Perché


Chiedimi il perché dei miei silenzi
Chiedimi perché i miei sogni
Sono per me già infranti.
Guardami sognare ancora
Guardami sognare ancora
Ciò che non sono mai stata.
Ama ciò che sono,
vivi la mia imperfezione,
soffri per un mio sbaglio.
Ti chiederò sempre e solo di amarmi
Ti chiederò di non lasciarmi andare
E di dirmi ancora "qualcosa".
Sono i nostri sogni a farci grandi,
le mille paure che hanno tormentato
la nostra infanzia.
Ama ciò che sono,
vivi l'amore che ho per te,
gioisci di ogni mia risata.
Ti chiederò sempre e solo di volermi,
ma se mi vorrai ogni nostro gesto
colmerà il vuoto dell'infinita distanza.

martedì 2 luglio 2013

Lo sguardo sorpassa le righe e le pagine


Lo sguardo sorpassa le righe e le pagine
Immersa nel mare dei ricordi
Vago con certezza
Paesaggi e venti che mi accarezzano
Come musica mi accompagnano
Nel vortice dei pensieri
Come dita che si sfiorano
Nel buio di una notte come altre
Che si sfiorano prudenti
Nell’innocenza
Che sembra non sia stata mai persa
Stai fermo nei miei deserti
Tra i dolci colori della giovinezza
Tu e il tuo essere uomo fino in fondo
Tu uomo di profilo
Che mi guarda di sfuggita e di me tutto coglie
Che mi conquista lontano da me chilometri
Centimetro per centimetro
Nella distanza di cuori infinitamente legati
Di chi l’innocenza se l’è presa reciprocamente
E mai l’ha veramente persa.

Non è la prima volta ma...

"Sono quella che sono..." narrava Prèvert in una sua poesia che tengo sempre con me. 
Ci ho provato. E varie volte. Mi sono messa d'impegno ed ho iniziato un blog. Che nessuno ha mai letto ma non mi è mai interessato molto. So che ho tanto da dire e ho bisogno (è un bisogno quasi fisico) di sfogarmi.

Questo sarà un blog di poesie.
"Sì, poesie..."
Le mie poesie.
"Sì, mie"
E dato che la poesia non ti procura da mangiare, ma è ciò che mi ha resa la persona che sono oggi, le pubblicherò qui. 
E magari sarà solo un mio piccolo angolo di mondo, con errori e strafalcioni da prima elementare... c'est la vie. Questo posto è solo mio. 

M.