sabato 29 luglio 2017

Scrivo ancora

Scrivo ancora, scrivo di te
nascosta nel buio, fra le note
delle nostre canzoni sussurrate,
nel dormiveglia di notti
non ancora iniziate;
il calice in bilico sul precipizio
di ciò che non siamo mai stati
cadrà sotto al peso di nuove disarmanti
rivelazioni:

che certi amori sono come mali incurabili
che certi legami sussistono oltre anni di lotte intestine
e distanza incolmabili, sopravvivono ad altri amori,
ad altre passioni,
anche ai loro più terribili carnefici:
a noi.


domenica 23 luglio 2017

Il peso delle parole non dette

Riesco a immaginare la tua immagine rabbiosa, i tuoi capelli scompigliati, le mani spaccate dai pugni scagliati sull'armadio, lo stipite della porta che non è mai stato riparato, i miei ultimi enormi regali sparsi per la stanza, il silenzio dentro alle tue cuffie, la tua testa che scoppia al mio pensiero.
Riesco a immaginarti in tutto quello che mi hai detto e in tutto quello che non mi hai detto mai, che hai detto a tutti fuorché alla persona alla quale avrebbe avuto senso comunicarlo, la triste lista di particolari di tradimenti mai avvenuti e mai consumati coi quali molto lontano da qui sanno tutti come additarmi come meretrice. Vorrei non fartene una colpa, del fatto che dici a tutti di volermi denunciare, che tutti sappiano dettagli della mia vita privata senza che ti abbia autorizzato a parlarne, delle mie confidenze, di tutto.
Vorrei lavare con l'acqua di un'ennesima doccia il dolore che provo per ciò che vorrei non sapere che tu stai dicendo in giro di me, ma che sento, accoltellarmi alle spalle senza segni e senza sangue, chiuse le ferite come la linea alla quale ho tentato di spiegarti mentre urlavi, mentre non dicevi uno che fosse un insulto, studiato come avevi il giro di parole per potermi giostrare a tuo piacimento, dicendomi di non voler più sentirmi. Ripetevi a memoria l'equazione che ti faceva parlare, parlare delle tue ragioni per chiudermi fuori, chiudere fuori da noi la civiltà e il rispetto.
Mi accompagna il peso di quelle parole non dette, delle giustificazioni che non vorrai mai darmi la possibilità di darti. E mentre so che piangerei, se solo ti vedessi, so che la persona che è qui con me e ti sta scrivendo avrebbe da dirti molte cose e altrettanto da darti, mentre la persona che sono si avvinghia alla vacuità della sua esistenza, al suo lavoro, al pc rotto e al pc prestato che neanche sopporta, affogando a malapena nell'asettico pensiero che un altro lunedì senza di te fa capolino, e tu, tu che non capisci quanto sia molto più complicato di quanto pensi, di quanto sia semplice darmi della puttana, oggi come oggi, "con quello che si sente in giro".
Mi affido sempre alla stessa canzone, quando te ne vai per la solita ultima volta - che stavolta è l'ultima davvero - quella "With or without you" che non sopportavi perché non sopporti Bono, perché parla di te più di quanto sappia apprezzare. Preferisci dire che mi sia data via per delle attenzioni invece di chiederti il perché ne abbia il costante bisogno. Per quelle ragioni che per te è tanto vitale divulgare, per quelle stesse ragioni per le quali la data di scadenza per te non era presunta ma passata da un pezzo e per le quali non sono stata mai abbastanza, per le quali uno stipendio e un drink al venerdì mi hanno dato alla testa forse, per tutto ciò che con te non c'era mai stato, per la macchina schifosa che mi porta al lavoro che tu ami dire in giro io detesti e la patente che ho preso da sola a 27 anni in un'altra città senza che tu te ne potessi prendere il merito. Al terzo tentativo dell'esame pratico... Sì, prenditene ancora gioco.
Forse è più semplice vantarti di uno stipendio più alto del mio che prendi però con tre anni di ritardo. Come se non mi meritassi quello che ho. Cosa ti importa, in fondo...
Ho dato tanto per te, il 90% non l'hai mai voluto vedere.
E' una mia scelta ciò che sto facendo per rimediare al vuoto della tua costante assenza e coi tempi che io ho deciso di darmi, non è più un tuo diritto giudicarmi. Anzi, non lo è mai stato.
Mi sono scusata tante volte per ciò che ti ho fatto, ma non verserò una lacrima per ciò che non ho fatto, talmente palese la menzogna che non vuoi neanche sentirne parlare, della falsità dei tuoi racconti.
Mi spiace per la tua rabbia e per il tuo malessere, ma abbi cura di soffrire per ciò che è reale.
Fra noi due è sufficiente che soffra io per qualcosa che non c'è mai stato.

M.

sabato 15 luglio 2017

Avanti il prossimo

A un certo punto ti stanchi di rimandare i tuoi sogni a settembre, alla prossima stagione, alla prossima volta, alla prossima occasione che non ci sarà mai. È inutile mentire a se stessi di fronte all'evidenza, ascoltare l'inesorabile passare del tempo tintinnare crudele che comunque è tardi. Ti lasci andare, cambi strada, ricadendo negli stessi errori perché il tuo carattere è più forte dell'esperienza e tu sei più fragile di quelli di cui ti circondi e ai quali hai dato fin troppo poco spazio per cercare di comprenderlo. È la tua fine, parli del niente e tutti sembrano sapere tutto. Resti là, impietrita, un'altra volta. Rivestita dei tuoi racconti futili, dei tuoi sogni di bambina. Ti sembra di rivedere come in un film tutte le tue delusioni, tutti i tuoi errori, il tuo cuore prostituirsi per un briciolo di affetto, perché sei fottutamente complicata e sarebbe terribilmente semplice risolvere i tuoi problemi. Non hai le forze, la voglia, di spiegare. Lasci tutti attaccarti perché è fin troppo semplice. E la tua vita perfetta, perché sei giovane e hai tempo, ma quale tempo? E tutto cambierà, ma cambierà quando? Quando sarai libera di lasciarti cadere? L'unico che ti avrebbe presa dove sta? Dov'è sempre stato? Perché non eri mai abbastanza? Chiuderai mai con quella storia? Sarai mai abbastanza per qualcuno? Nonostante tutte le accozzaglie di parole e i discorsi infiniti e la troppa tenerezza? Vivrai mai bene con te stessa?

lunedì 20 marzo 2017

sfogo del periodo

Li leggo gli sguardi della gente. Chi mi squadra dall'alto in basso - non che ci voglia molto data la mia "altitudine" - chi mi fa la radiografia ogni santo giorno ma dice in giro che non sono granché, chi mi ritiene saccente, chi pensa che essendo meridionale io abbia un quoziente intellettivo automaticamente più basso, chi ignora qualsiasi mia richiesta ritenendola a priori errata... e li guardo, sfilare dall'alto delle loro posizioni strategiche, giudicarmi, addebitarmi colpe non mie, ignari di quanto faccia realmente, ignari di quanto possano farmi male, ignari di quale bagaglio di vita io porti il peso o di cosa mi abbia portata qui, a vivere, giorno dopo giorno, nella loro misera realtà che per me è oro, guadagnandomi giorno dopo giorno il pane che mi metto in tavola da sola, essendomi costruita da sola, chiedendo il permesso, pur avendo il diritto di stare dove sto, essendomelo guadagnato, giorno dopo giorno con il mio lavoro. Mi sento di troppo almeno 10 volte al giorno, e per queste 10 volte almeno altre 10 mi sento dire che non si può vivere senza di me. Niente più ha senso. Riuscirò mai nella vita ad essere accettata per quella che sono, davvero? M.



venerdì 10 febbraio 2017

Nonostante noi

Davanti a tutto quello che la vita ci pose come ostacolo
Rimasi come illusa, che tutto ciò che avevamo
potesse avere un senso che io e te non avremmo mai compreso.
Amando e sopportando rimasi con te
Fino a che non fu palese il mio inganno
Fino a che le lacrime non mi misero di fronte al fatto
Compiuto, e di lacrime e pioggia mi nutrii fino a che non mi salvasti ancora.
Mi desti un ultimo bacio mentre guardavo altrove
E restavo immobile di fronte al disastro che riuscivo a presagire
Il fardello di una vita che poco a poco mi mostrava cosa significasse vivere
Amare sognare ritrovarsi  e mai perdersi,
nonostante noi.